giovedì 29 agosto 2013

Contratti di Lavoro - COCOCO, COCOPRO, Indeterminato...

CO.CO.CO o CO.CO.PRO

II collaboratore a progetto non è considerato dalla legge (art. 61-69 D.Lgs.276/03) un lavoratore dipendente, bensì autonomo.

Infatti la sua attività deve consistere nell'esecuzione di un progetto (o programma di lavoro, o fasi di esso), che deve poter gestire autonomamente senza sottostare al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro.

In realtà tale autonomia risulta limitata dal fatto che al collaboratore viene richiesto di operare all'interno del ciclo produttivo e dell'organizzazione aziendale, e anche di coordinare la propria attività ai tempi di lavoro e alle necessità dal committente (Circolare del Ministero del Lavoro 8 gennaio 2004).

II contratto a progetto deve avere una forma scritta - è questa la vera novità rispetto alle co.co.co per le quali il contratto scritto non è obbligatorio - e deve indicare: la durata determinata o determinabile del progetto, il contenuto del progetto o programma di lavoro (o fasi di esso), la retribuzione (e i criteri per la sua determinazione), i tempi e le modalità del pagamento e dei rimborsi spese, le modalità del coordinamento, anche temporale, con il datore di lavoro, le misure di tutela della salute e sicurezza.

In un eventuale contenzioso sulla natura del contratto, la forma scritta è essenziale per dimostrare l'esistenza o meno del progetto. In quest'ultimo caso il giudice può trasformare il rapporto di lavoro da progetto, in lavoro subordinato a tempo indeterminato.


Contratto di Solidarietà

Comporta la riduzione dell'orario di lavoro e della retribuzione e può essere invocato dalle aziende in crisi.

Vengono definiti "contratti di solidarietà" gli accordi aziendali stipulati con i sindacati, aventi ad oggetto una diminuzione dell'orario finalizzata ad affrontare le situazioni di riduzione di personale in caso di crisi, (contratti di solidarietà interna o difensivi) oppure a favorire nuove assunzioni (contratti di solidarietà esterna o espansivi).

Il contratto di solidarietà è disciplinato dalla legge n. 863/1984 e dalla legge n. 236/93, a sua volta modificata dall’articolo 6 del D.L. n. 404/96; in materia è poi intervenuto il D.M. n. 31445 del 20 agosto 2002, infine con circolare n. 20 del 25 maggio 2004, il Ministero del Lavoro ha fornito una serie di chiarimenti sui contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS.

Esistono sostanzialmente due tipologie di contratti di solidarietà: quello di tipo A, applicabile alle aziende rientranti nel campo di applicazione della CIGS e quello di tipo B, applicabile alle aziende minori, artigiane ed in quelle dove, in genere, non trova applicazione la CIGS.

Per i contratti di solidarietà per le imprese in regime di CIGS (L.863/84) o contratti di tipo A, la legge 863/84 prevede la possibilità, per le aziende industriali rientranti nel campo di applicazione della CIGS, di fare ricorso al trattamenti straordinario di integrazione, a seguito della stipula di un accordo tra le parti (azienda e OO.SS.), finalizzato alla riduzione concordata dell'orario per evitare il licenziamento degli esuberi. L'ammontare del trattamento di integrazione, determinato dalla predetta legge nella misura del 50% del trattamento retributivo è pari al 60% del medesimo trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di orario. Il contratto di solidarietà può essere stipulato per un periodo non superiore a 24 mesi e può essere prorogato per un massimo di 36 nelle aree del Mezzogiorno e per un massimo di 24 nelle altre aree.

Per i contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel regime di CIGS o contratti di tipo B, con la legge 236/93 è stato esteso l'istituto del Cds anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della normativa in materia di Cassa Integrazione. La legge in questione prevede per il lavoratore di una zienda in difficoltà, al quale viene ridotto l'orario, la possibilità di beneficiare di un contributo. Il contributo è pari al 25% della retribuzione persa ed è corrisposto in uguale misura anche all'azienda. Il contratto non può superare i 24 mesi. In data 25 maggio 2004 è stata emanata la circolare n.20 concernente le procedure per la presentazione dell'istanza alla D.P.L. competente per territorio.


Lavoro a Chiamata (o Intermittente)

È una prestazione di lavoro svolta solo quando richiesto dal datore di lavoro.

Il lavoro intermittente (detto anche lavoro a chiamata o job on call) è disciplinato dagli articoli 33-40 del decreto legislativo 276/03 e ss.mm.

È un contratto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato, mediante il quale un lavoratore mette a disposizione di un datore di lavoro la propria prestazione lavorativa, rendendosi disponibile a rispondere alla “chiamata” di quest’ultimo per lo svolgimento di prestazioni di lavoro a carattere discontinuo individuate dai contratti collettivi, oppure per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, quali i fine settimana, il periodo delle ferie estive o delle festività natalizie e pasquali.

Il contratto di lavoro a chiamata può sempre essere stipulato per prestazioni rese da giovani di età inferiore ai 25 anni, o lavoratori di età superiore ai 45 anni, anche se pensionati, indipendentemente dal periodo di svolgimento e dal tipo di attività. Il contratto di lavoro intermittente è vietato nei soli casi tassativamente previsti dalla legge (art. 34), tra i quali la sostituzione di personale in sciopero. È stipulato in forma scritta. Datore di lavoro e lavoratore possono concordare in contratto il cosiddetto obbligo di disponibilità, a fronte del quale il lavoratore non può rifiutarsi, se richiesto, di prestare la propria attività. Quale corrispettivo dell’obbligo di disponibilità, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore un’indennità mensile. Nel caso in cui il lavoratore non sia tenuto a rispondere alla chiamata, avrà diritto alla retribuzione corrispondente alle sole ore di lavoro effettivamente prestate. Durante il periodo in cui resta disponibile, sia in presenza di un obbligo di disponibilità, sia nel caso contrario, non è titolare di alcun diritto riconosciuto ai lavoratori subordinati, non matura quindi alcun trattamento economico o normativo, salvo l’eventuale indennità di disponibilità. In tale periodo inoltre, entrambe le parti possono recedere liberamente dal contratto.

Il lavoratore intermittente non deve comunque ricevere per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello e a parità di mansioni svolte.


Lavoro a Tempo Indeterminato

Il lavoro a tempo indeterminato è ritenuto il rapporto di lavoro normale e di base in tutte le nazioni che fondano, realmente, il loro sviluppo sociale sul lavoro (come riporta l’Art. 1 della nostra costituzione).

Questo tipo di rapporto presuppone l’assunzione senza scadenza e, teoricamente permanente, dopo un periodo di prova; il contratto, in forma scritta, regolamenta il rapporto tra dipendente e datore di lavoro stabilendo diritti e doveri di ognuno.

La normativa sul lavoro a tempo indeterminato fissa a 48 il numero massimo delle ore di lavoro ma i contratti nazionali di lavoro lo hanno abbassato a 40 ore nel settore Industria mentre a 36 nel Pubblico Impiego. Prima che il contratto diventi effettivamente a tempo indeterminato, l’azienda può effettuare un periodo di prova entro il quale il contratto può essere annullato da ambo le parti in qualsiasi momento senza alcuna conseguenza. La durata della prova deve essere ben indicata nel contratto e deve comunque essere notificata al lavoratore nel momento della firma oppure in un momento precedente.

La durata massima del periodo di prova deve essere di: 15 giorni per gli operai; 1 mese per le categorie speciali; 2 mesi per gli apprendisti; 3 mesi per gli impiegati delle altre categorie; 6 mesi per i dirigenti e gli impiegati di prima categoria. È importante sapere che alcuni contratti collettivi danno la possibilità al lavoratore di completare il periodo di prova nel caso cui sia avvenuta una interruzione dovuta a malattia o infortunio. Purtroppo, chi viene ritenuto non idoneo durante il periodo di prova, e quindi viene licenziato, non ha il diritto di sapere perché l’azienda gli ha rifiutato l’assunzione.


Lavoro a Tempo Parziale o Part-Time

L'orario di lavoro è inferiore alle 40 ore settimanali.

Il lavoro part-time (o contratto di lavoro a tempo parziale) è caratterizzato da un orario di lavoro, fissato dal contratto individuale di lavoro, inferiore rispetto all'orario di lavoro normale (full-time) previsto dalla legge (40 ore settimanali) o dal contratto collettivo.

Il rapporto a tempo parziale può essere:

  • orizzontale quando la riduzione d'orario è riferita all’orario giornaliero; 
  • verticale quando la prestazione è svolta a tempo pieno, ma per periodi predeterminati nella settimana, nel mese e nell'anno; 
  • misto quando il rapporto di lavoro a tempo parziale è articolato combinando le modalità orizzontale e verticale.

Il contratto di lavoro part-time è un normale contratto di lavoro subordinato quindi può essere sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato. Deve essere redatto in forma scritta ai fini della prova e deve contenere l’indicazione precisa della durata della prestazione lavorativa e dell'orario di lavoro, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno. Il lavoratore part-time non deve essere discriminato rispetto al lavoratore a tempo pieno per quanto riguarda il trattamento economico e normativo. Quindi ha diritto: alla stessa retribuzione oraria del lavoratore a tempo pieno, anche se gli importi dei trattamenti economici per malattia, infortunio e maternità saranno calcolati in maniera proporzionale al numero di ore lavorate, salvo che i contratti collettivi non stabiliscano che il calcolo debba avvenire secondo parametri più favorevoli per il lavoratore; allo stesso trattamento normativo dei lavoratori assunti a tempo pieno, quanto alla durata del periodo di ferie annuali, dei congedi di maternità e parentale, del trattamento di malattia e infortunio, ecc.


Lavoro a Termine o a Tempo Determinato

Il contratto a tempo determinato è quel contratto di lavoro subordinato a cui è apposto un termine di durata. L'apposizione del termine deve essere giustificata da ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo avanzate dal datore di lavoro.

Il lavoro a tempo determinato deve risultare da atto scritto, a meno che il rapporto di lavoro non sia puramente occasionale, ossia di durata non superiore ai dodici giorni.

Il contratto deve indicare il termine di durata: o direttamente, specificando la data di scadenza, o indirettamente, facendo riferimento a un evento futuro e certo al cui verificarsi il contratto si risolverà automaticamente.

Il contratto deve indicare le ragioni che giustificano il ricorso al tempo determinato.

Copia dell'atto scritto deve essere consegnata al lavoratore “entro 5 giorni lavorativi dall'inizio della prestazione”.

I contratti collettivi fissano i “limiti quantitativi di utilizzazione dell'istituto” concessi alle imprese.

La lavoratrice o il lavoratore a tempo determinato ha diritto alla parità di trattamento rispetto agli assunti con contratto a tempo indeterminato.

La lavoratrice o il lavoratore a tempo determinato non ha diritto a quei trattamenti che siano obiettivamente incompatibili con la natura del contratto a termine.

La lavoratrice o il lavoratore a termine ha diritto alla formazione necessaria in merito sia alla prevenzione dei rischi connessi alle mansioni di assunzione, sia alle possibilità di sviluppo professionale.

La lavoratrice o il lavoratore a termine ha diritto ad essere informato circa i posti vacanti che si rendessero disponibili nell'impresa.

Non è previsto il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato a tempo indeterminato.

Non è previsto il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato, se non per i lavoratori stagionali e solo se stabilito dalla contrattazione collettiva.

Il lavoratore a tempo determinato può essere licenziato solo se ricorre una giusta causa, ossia una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro (art. 2119 c.c.). Il lavoratore licenziato non ha diritto al preavviso.

Il lavoratore licenziato prima della scadenza del termine senza giusta causa ha diritto al risarcimento del danno secondo le regole di diritto comune.


Lavoro Nero o Irregolare

Impiega persone senza alcun contratto, né alcun vincolo formale.

L’espressione lavoro nero o lavoro irregolare, non ha in Italia una chiara definizione giuridica.

Le definizioni di lavoro nero sono state negli anni le seguenti:

- legge 28 luglio 2006, n. 248, (il c.d decreto Bersani) che ha all'art. 36-bis, comma 1, introdotto la sanzione per il "lavoro nero" stabilendo che è tale:

« ... l'impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria. ».

Probabilmente tale definizione è stata tratta da art. L. 125-1 del Code du Travail (Codice del lavoro francese) che stabilisce cosa sia il lavoro illegale.

Cercando di dare una definizione più chiara alla locuzione lavoro nero, possiamo dire che:
  • Il lavoro nero o irregolare si riferisce ad un’attività lavorativa a scopo di lucro svolta in violazione delle prescrizioni legali.
  • Le varie tipologie di lavoro nero, dai lavori artigianali non svolti in orari di lavoro fino all'esercizio illegale esclusivo di un'attività eludendo il diritto fiscale, hanno in comune il fatto di sfuggire completamente o in parte alle tasse di diritto pubblico.
  • Il lavoro nero è l’insieme di mansioni svolte da un lavoratore, dipendente o autonomo, sconosciuto alla Pubblica Amministrazione, perché non registrato presso i Centri per l'Impiego, presso gli Istituti previdenziali (INPS, INAIL, ENPALS, ecc.).
  • Il lavoro nero quindi viola sempre la legge.
  • Chi svolge un lavoro in nero elude il diritto fiscale, ma anche il diritto delle assicurazioni sociali, il diritto della concorrenza e il diritto in materia di stranieri.
  • Non scaturisce lavoro nero o irregolare il mancato o ritardato pagamento dei contributi previdenziali.

Le sanzioni legate al lavoro nero sono fissate dalla legge n. 248 del 2006 all’art. 36 bis “Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Tale norma stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.500 a € 12.000 per l'impiego di personale non risultante dalle scritture o altre documentazione obbligatoria, cui poi viene aggiunta una maggiorazione di € 150 per ogni effettiva giornata di lavoro irregolare.

La Corte costituzionale ha poi modificato tale legge ed ha affidato la competenza del lavoro nero alla Direzione provinciale del lavoro.

Dal 1° gennaio 2008 è in vigore la legge federale sulla lotta contro il lavoro nero, con cui gli organi di controllo possono applicare in modo più efficace le prescrizioni dei diversi testi di legge (p.es. in ambito fiscale, dei contributi sociali e del diritto in materia di stranieri) e di punire più severamente le violazioni.


Lavoro Ripartito (o Job Sharing)

Due lavoratori, a volte anche parenti, si impegnano ad adempiere ad un unico contratto.

Parlando di prestazioni lavorative con orario ridotto rispetto a quello previsto normalmente dal contratto collettivo, l'accento va posto anche su un particolare contratto di lavoro, diverso dal part-time, ma simile ad esso per quanto riguarda appunto l'assenza di tempo pieno: il lavoro ripartito.

Il lavoro ripartito, o job sharing, è uno speciale contratto di lavoro mediante il quale due lavoratori assumono in solido l'adempimento di un'unica ed identica obbligazione lavorativa. I prestatori si impegnano pertanto a coprire la prestazione lavorativa e possono determinare a tal fine discrezionalmente e in qualsiasi momento sostituzioni tra loro; possono modificare consensualmente la collocazione temporale dell'orario di lavoro, anche per sopperire all'impossibilità della prestazione da parte di uno dei due.

Il contratto di lavoro ripartito deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova e deve contenere: la misura percentuale e la collocazione temporale del lavoro giornaliero, settimanale, mensile o annuale che si prevede venga svolto da ciascuno dei due lavoratori, secondo le intese tra loro intercorse, ferma restando la possibilità per gli stessi lavoratori di determinare, a loro discrezione ed in qualunque momento, la sostituzione tra di loro o la modificazione della distribuzione dell'orario; il luogo di lavoro e il trattamento economico e normativo spettante a ciascun lavoratore; le eventuali misure di sicurezza specifiche in relazione al tipo d'attività svolta. Il datore di lavoro deve essere in ogni caso informato preventivamente e almeno una volta alla settimana, dell'orario di lavoro che ciascun lavoratore andrà a svolgere, per determinare la retribuzione nonché i trattamenti per malattia, infortunio, giornate di ferie godute, ecc.; la retribuzione è corrisposta a ciascun lavoratore in proporzione alla quantità di lavoro effettuato.


Lavoro Somministrato

È il vecchio lavoro interinale e coinvolge tre soggetti: l'agenzia autorizzata che stipula un contratto, l'utilizzatore azienda pubblica o privata che necessita di una figura professionale, il lavoratore che la svolge. Il lavoro è "somministrato" quando la lavoratrice o il lavoratore vengono assunti da una agenzia di somministrazione che li invia a rendere la prestazione presso e a favore di un'altra impresa (o altro datore di lavoro non imprenditore).

L'agenzia di somministrazione può utilizzare qualsiasi modalità di assunzione prevista dall'ordinamento e, quindi, proporre alla lavoratrice o al lavoratore la conclusione di un contratto a tempo indeterminato o a termine; a tempo pieno o parziale o in altre forme previste dalla legge, con delle differenze nei casi in cui la lavoratrice o il lavoratore sia assunto per somministrazioni a tempo determinato o a tempo indeterminato.

L'impresa può richiedere all'Agenzia una somministrazione di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato. Le agenzie di somministrazione di lavoro sono soggetti privati che hanno richiesto e ottenuto l'autorizzazione ad esercitare tale attività previa iscrizione nel relativo albo nazionale.

Il contratto di lavoro stipulato dalla lavoratrice o dal lavoratore con l'agenzia è un normale contratto di lavoro subordinato. Se il contratto di lavoro è a tempo determinato si applicano i relativi requisiti formali e, salvo alcune eccezioni, la relativa disciplina sostanziale. L’agenzia può proporre alle lavoratrici o ai lavoratori anche altre tipologie contrattuali, ricorrendone i requisiti formali e sostanziali.

Ogni impresa - ma anche i datori di lavoro non imprenditori - può rivolgersi alle agenzie per ricorrere al lavoro somministrato. Il contratto che lega l'impresa all'agenzia di somministrazione è denominato contratto di somministrazione e deve rivestire la forma scritta a pena di nullità.

L'impresa può ricorrere al lavoro somministrato a tempo determinato, solo per far fronte a ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore, solitamente esemplificate dalla contrattazione collettiva

L'impresa può ricorrere al lavoro somministrato a tempo indeterminato solo per le causali di ammissibilità previste dalla legge o dalla contrattazione di livello nazionale o territoriale.


Voucher o Buoni Lavoro

Certificato che può essere speso per “affittare” un lavoratore e affidargli a tempo una determinata funzione.

La formula dei voucher è una particolare modalità di prestazione lavorativa introdotta con la legge Biagi, ed è stata pensata per la gestione del lavoro occasionale di tipo accessorio.

Applicati inizialmente per le attività agricole di carattere stagionale (la prima esperienza significativa è stata la vendemmia del 2008) poi a tutte le attività agricole, anche non stagionali, i voucher si sono estesi via via a nuovi soggetti e diversi tipi di attività. All'origine di questa formula vi è la necessità di regolamentare quei rapporti di lavoro che soddisfano esigenze occasionali a carattere saltuario: far emergere attività confinate nel lavoro nero, tutelando, al contempo, i lavoratori che usualmente operano senza alcuna protezione assicurativa e previdenziale. I voucher garantiscono, infatti, oltre alla retribuzione, anche la copertura previdenziale presso l'Inps e quella assicurativa presso l'Inail.

Così regolati, i buoni lavoro assicurano vantaggi sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. Il committente (datore di lavoro) può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto. Il prestatore (lavoratore) può integrare le sue entrate attraverso le prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato.

Il compenso dei buoni lavoro dà diritto all'accantonamento previdenziale presso l'Inps e alla copertura assicurativa presso l'Inail ed è totalmente cumulabile con i trattamenti pensionistici. In particolare, i prestatori possono svolgere attività di lavoro fino al guadagno di 5.000 euro per singolo committente nell’anno solare, mentre, nel caso di cassintegrati o lavoratori in mobilità, il limite è di 3.000 euro. A commissionare il lavoro possono essere famiglie, privati, aziende, imprese familiari, imprenditori agricoli e, in alcuni casi, enti senza fini di lucro ed enti pubblici.

Altre informazioni sono consultabili sul nostro articolo su Voucher e Buoni Lavoro per Studenti.

Collegato Lavoro

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 9 novembre 2010, n. 262 la Legge 4 novembre 2010, n. 183 il famoso collegato lavoro, che impone a tutti anche ai titolari di contratti in corso d'opera di impugnare il licenziamento entro sessanta giorni. Una scadenza che, da adesso, si applicherà ai contratti di lavoro a tempo determinato, interinale, alle collaborazioni e alle altre forme di precariato, senza eccezioni. Una norma, come ha più volte sottolineato la CGIL, che colpisce soprattutto i precari che attendono un eventuale rinnovo. Le stime della CGIL parlano di una cifra compresa tra le 100mila e le 150mila persone coinvolte, in quella che è, come ha più volte sottolineato il sindacato, una norma sbagliata, ingiusta e con vizi di costituzionalità, a cui si aggiunge la gravità della retroattività.-

La CGIL ricorda, infine, che I contratti di lavoro precari, già conclusi da tempo, se si ritiene siano viziati da da irregolarità, devono quindi essere contestati per iscritto entro I sessanta giorni successivi all'entrata in vigore della legge. Questo lo si può fare anche con una lettera che interrompa I termini di legge. Successivamente si avranno 270 giorni a disposizione per andare davanti a un giudice per riaffermare il diritto.-

Il prestatore di lavoro può decidere se ricorrere all’arbitrato preventivamente e non quando insorge una controversia.

La scelta non può avvenire prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, oppure se non siano trascorsi almeno 30 giorni dalla data di stipulazione del contratto.

Il lavoratore, quindi, potrà scegliere tra arbitro e giudice in caso di lite nascente in corso di rapporto di lavoro, con esclusione del licenziamento, la cui impugnazione rimarrà di “competenza” del giudice ordinario: nella ipotesi di licenziamento invalido, lo stesso potrà essere impugnato entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta.


Se vuoi avere informazioni più dettagliate e personalizzate puoi rivolgerti alla sede CGIL più vicina; troverai indirizzi e numeri di telefono sul sito www.cgil.it.
Iscriviti alla CGIL. Perché? Perché è sempre dalla tua parte per dare voce al lavoro e ai diritti.

Gianfranco Censori

51 commenti:

  1. Salve! Il mio marito ha iniziato ad Aprile il lavoro in un maneggio in Liguria, e non ha visto nessun contratto ancora. Adesso ci pensa di lasciare il posto di lavoro, quindi vogliamo sappere cosa bisogna fare per chiedersi i diritti. Grazie. Claudia

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    1. Ciao Claudia!
      Per poter chiedere i propri diritti Tuo marito deve avere delle prove e delle testimonianze che dimostrino il rapporto di lavoro, e può rivolgersi alla sede più vicina della CGIL per farsi tutelare ed assistere per il meglio.-

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  2. salve dott. Censori,
    la mia domanda è semplice: il mio contratto a progetto scade il 31/01/2015, e il mio datore di lavoro sostiene che, per averne un secondo, io debba stare ferma un mese. E' vero? Grazie

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    1. Ciao Roberta!
      SI!
      In base alla normativa attuale, siccome un contratto a progetto viene spesso utilizzato solo per "mascherare" un rapporto di lavoro dipendente, per giustificarne la necessità di uno nuovo è necessaria una sospensione dell'attività lavorativa.-
      Comunque ci sono delle proposte di modifica della legge in parlamento quindi è possibile che per fine gennaio 2015 ci sarà una nuova normativa in materia.-

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  3. Buona sera dott. Censori,
    mia figlia lavora come maestra d'asilo ed è stata assunta con un contratto a tempo indeterminato tempo parziale orizzontale a 15 ore settimanali da una scuola privata, ma sul contratto compare come qualifica quella di insegnante elementare: vorrei sapere se il punteggio ottenuto è valido per il concorso per la scuola dell'infanzia per il quale insegnamento è abilitata. La ringrazio in anticipo per la risposta. Tommaso 51

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    1. Il servizio prestato nella scuola dell’infanzia, nella scuola primaria e in qualità di personale educativo è valutabile esclusivamente per le graduatorie relative a tali tipi di scuole o di attività;
      Il servizio prestato nella scuola secondaria di primo e di secondo grado è valutabile esclusivamente per le graduatorie relative a tali tipi di scuole;

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  4. Buongiorno dott.Censori,
    mi hanno proposto un contratto di terzo livello del ccnl anaci amministratori di condominio, vorrei capire se la paga base per il veneto è pari a 1413 o se a questi è giusto aggiungere l'elemento perequativo mensile regionale + indennità mensile di mancata contrattazione + quota mensile di indennità annuale di mancata contrattazione e quindi con il nuovo totale di 1645,99.
    Inoltre vorrei capire quante mensilità ha questo contratto.
    Grazie sin d'ora per le delucidazioni che vorrà darmi.

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    1. Ciao Sara!
      SI!
      La retribuzione del terzo livello ccnl anaci amministratori di condominio per
      il Veneto prevede:
      Paga base euro 1.413 + 76,47 + 78,26 + 78,26 = 1.645,99.-
      Il Tuo contratto prevede tredici mensilità.-

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  5. Gentilissimo Dott. Censori , sono Tommaso 51 la prego di aiutarmi ha capire meglio la nostra situazione mi scuso e rifaccio la domanda, mia figlia si è laureata in scienza dell' educazione laurea quinquiennale per la quale si è abilitati solo allìnsegnamento sui bambini che frequentano la scuola dell ' asilo non per quelli delle elementari. adesso come primo impiego stà lavorando in una scuola privata nella quale vi sono bambini che fanno le elementari e altri che fanno l' asilo sul contratto che le hanno fatto 15 ore settimanali risulta assunta con la qualifica di maestra elementare noi vorremmo sapere se questo periodo potrà essere inserito in un futuro concorso pubblico come maestra d' asilo cioè se sarà quantificato come punteggio oppure bisogna correggere la qualifica sul contratto. conoscendo il suo modo di spiegare le cose sono sicuro mi vorrà aiutare . la ringrazio di tutto e la saluto distintamente Tommaso

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    1. Ciao Tommaso!
      Purtroppo NO!
      Tua figlia per far rendere valido come punteggio il periodo lavorativo deve far modificare il contratto da maestra elementare a maestra d'asilo.-

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  6. Buonasera Dr. Censori, mia figlia di 17 anni sta per essere assunta in una palestra come insegnante con un contratto di collaborazione. Il reddito che andrà a percepire è veramente minimo. Visto che non sono un esperto in materia vorrei sapere sotto quale reddito deve stare mia figlia per non dover pagare tasse e se deve poi fare qualche dichiarazione o qualche altra pratica dove denuncia allo stato il proprio lavoro e introiti. Credo inoltre, che avendo 178 anni non si possa parlare assolutamente di partita iva, giusto?

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    1. Ciao Giuliano!
      A partire da gennaio 2001 i proventi percepiti dal collaboratore coordinato e continuativo vengono assimilati ai redditi del lavoro dipendente.
      I committenti devono registrare i collaboratori sul libro matricola ed annotare i compensi sui libri paga.
      Le detrazioni verranno calcolate in base alla durata del contratto. Non verrà più applicata la ritenuta del 20 per cento, verrà operata una ritenuta calcolata in riferimento al reddito complessivo annuo , secondo le modalità previste per i lavoratori dipendenti.
      Il committente che effettua le ritenute dovrà consegnare al collaboratore una certificazione (CUD) contenente il reddito complessivo nonché tutte le detrazioni applicate sulla base della durata del rapporto di lavoro.
      Il lavoratore con contratto di collaborazione deve iscriversi alla gestione separata INPS - cassa previdenziale obbligatoria per le figure professionali atipiche - ai sensi della legge 335/95 (art.2, comma 26).
      Per iscriversi alla gestione separata INPS, il lavoratore deve rivolgersi presso l’INPS di competenza (della propria residenza o di quella del committente), richiedere e compilare la domanda di iscrizione predisposta.-

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  7. Buongiorno dott. Censori,

    la ditta per cui lavoro con contratto a progetto non mi ha piu' immesso nella busta paga dal mese di agosto il famoso bonus di 80 euro dicendomi che viene erogato sono ai compensi che come base imponibile irpef superano gli 8.000 euro...
    e visto che probabilmente i miei compensi a fne anno non raggiungeranno gli 8.000 euro...di conseguenza il consulente avrebbe interrotto l'erogazione...nel caso invece in cui raggiungero' gli 8.000 euro, non perdero' nulla e mi verranno riconosciuti in sede di 730.Hanno aggiunto anche che il bonus è stato dato inizialmente perchè il calcolo si fa su un previsionale...Le chiedo quindi se e' tutto corretto !

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    1. SI!
      E' corretto!
      Il bonus di 80 euro spetta solo se il reddito annuale è compreso nella fascia tra 8.000 e 24.000 euro, ed eventualmente con la dichiarazione dei redditi dell'anno successivo si può richiedere se spettante ma non percepito.-

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  8. salve sig gianfranco,
    ho fatto domanda mini aspi in data17-09-2014
    oggi ho controllato sul sito inps e nella dicitura stato domanda ce scritto
    Pagamento in corso. Ultimo pagamento effettuato il 10/11/2014 con decorrenza 18/09/2014
    ho controllato sul mio cc e non ce l'accredito,che vuol dire che il bonifico deve arrivare?pagano in unica soluzione o in piu scadenze,grazie anticipatamente e complimenti.

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    1. Ti ringrazio per i complimenti!
      Se il pagamento è stato effettuato il 10 novembre presumo che sia in arrivo in quanto i tempi tecnici sono di circa 10/15 giorni.-
      La Mini Aspi viene corrisposta in rate mensili fino al termine del periodo indennizzabile.-

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  9. Buongiorno gentilissimo Dottore volevo porle questa domanda, lavoro per una società come cameriere con contratto a chiamata, vengo chiamato occasionalmente per degli eventi ed in queste giornate capita che lavoro alle volte 6 ore a giornata altre 8 ore e pochissime volte anche 14 ore perché altro personale non si presenta. Mi viene fatta regolare busta con le ore lavorare e ratei di 13 e 14 mensilità, ferie e permessi. La mia domanda è quando faccio 14 ore mi devono essere pagate normalmente o ci deve essere qualche maggiorazione?
    Grazie molto per la risposta

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    1. Devi fare riferimento al Contratto Collettivo di Categoria per vedere come viene gestito il lavoro straordinario, cioè se le ore "in più" vengono recuperate come media, pagate con maggiorazione o una via di mezzo.-

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  10. Buongiorno vorrei gentilmente chiederle un parere mi hanno proposto un'assunzione presso una cooperative che fornisce badanti alle famiglie che ne fanno richiesta. Mi assumerebbe la cooperativa come socia lavoratrice con contratto di lavoro subordinato la mia domanda che è quello che più mi preme è se è vero che verrò pagata in base a quando sarò chiamata a prestare attività lavorativa quando si avranno richieste da parte di famiglie o devo essere assunto con un contratto tempo pieno e part time e mi devono comunque assicurare il minimo stabilito da contratto. Grazie per la risposta

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    1. Purtroppo dipende dal tipo di contratto che ti viene proposto!
      Infatti sono possibili entrambe le opzioni, nel senso che possono farti un contratto da lavoratrice dipendente con garantito quindi il minimo contrattuale o un contratto a chiamata con la retribuzione prevista solo per i giorni effettivamente lavorati.-

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  11. Buonasera
    spero riesca gentilmente a rispondermi entro domani e le spiego il perché. Siamo due dipendenti in un negozio del commercio, la mia datrice di lavoro licenzierà la mia collega a cui sta bene ciò, mentre a me ha proposto di diminuire il mio orario di lavoro già a part time 20 ore settimanali a 11 ore alla settimana. Guardando il contratto del commercio ho visto che fino a 15 dipendenti l'orario non deve essere inferiore a 16 ore settimanali. Può quindi passarmi a 11 ore? la motivazione è per la crisi e diminuzione del lavoro che per essere sincera c'è stata. Grazie e cordiali saluti Luisa

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    1. Ciao Luisa!
      SI!
      Il Tuo datore di lavoro può modificare il Tuo contratto dal part-time di 20 ore settimanali ad un part-time di 11 ore settimanali, ma solo con il Tuo consenso, in quanto in pratica dovrebbe farla passare come una Tua richiesta.-

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  12. Salve.

    Una una Ragazza croata. Ho una piccola problema e non riesco risolverlo

    Al momento lavoro con una società con contratto a progetto. Faccio consulenza di gestione dei progetti e consulenza aziendale.la società con chi ho il contratto a progetto in realtà mi vende come body rental o time n material ad una società di consulenza direzionale che alla fine mi fa lavorare un cliente (bancario, telcom, ecc)..

    Un mese fa l'attività con il cliente finale (banca) si è terminato e adesso la mia società con chi ho il contratto non riesce a vendermi su un'altra società di consulenza per poi lavorare per un cliente finale...La mia società con chi ho il contratto fino al novembre di questo anno non mi paga e mi continua a chiedere di firmare un documento di risoluzione contratto per chiudere il rapporto:

    1)Vorrei chiedere non è il caso di contratto a progetto falso?

    2)La società mi usa non per realizzare un progetto ma per attività di consulenza direzionale appoggiando su altre società di consulenza..

    3)Se attività presso altre società di consulenza finisce, loro possono anche non pagarmi??

    4)Se non trovano un altro cliente per me, non ho il diritto di ricevere stipendio visto che il mio contratto non è scaduto?

    5) Visto che la mia società non mi sta pagando, sto cercando altre attività. è possibile accettare altri contratti tramite altri società aprendo una partita Iva di consulenza e contemporaneamente con il mio contratto a progetto esistente (che non è scaduto ma anche il stipendio non mi viene pagato)? O prima di accettare altre offerte che richiedono apertura di partita Iva dovrei chiudere il contratto a progetto esistente?

    6) Quale codice devo usare per aprire una partita Iva per attività di consulenza gestionale/aziendale/direzionale che si trattano delle attività di gestione dei progetti informatici/direzionale/aziendale/gestionale

    Grazie Moltissime
    Trisha

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  13. Salve Gianfranco,

    sono sempre trisha. Voglio correggere la mia seconda domanda su "2)La società mi usa non per realizzare un progetto ma per attività di consulenza direzionale appoggiando su altre società di consulenza.."

    - In realtà con il mio contratto a progetto non mi realizzo nessun progetto ma vengo venduto ad un'altra società di consulenza direzionale che mi porta ad un cliente finale . Presso questo cliente finale io gestisco/coordino progetti informatici/gestionali/aziendali . la mia mansione si chiama "Project Manager"

    Trisha

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    1. Ciao Trisha!
      Purtroppo con un contratto a progetto non hai diritto ad alcun tipo di tutela, ma fa fede solo il contratto che hai sottoscritto, quindi devi verificare quello che prevede a livello economico cioè se ti viene comunque garantito il compenso, le eventuali penali in caso di rescissione anticipata, e la possibilità o meno di svolgere anche altre attività nel periodo di durata del contratto.-
      Ti consiglio eventualmente di rivolgerti alla sede più vicina della CGIL per farti consigliare al meglio sul da farsi.-

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  14. Salve Gianfranco,

    Grazie moltissime per la risposta. In realtà :

    1)Ho controllato che nel mio contratto a progetto non cè nessun vincolo che proibisce me di lavorare con un altra società, e/o nessun tipi di altre vincoli..In realtà la mia domanda adesso è che se non cè nessun vincolo nel mio contratto a progetto, posso aprire una Partita Iva e iniziare a lavorare con un'altra società anche se non ho chiuso il mio contratto a progetto esistente con la mia società?

    2) Una persona può avere un contratto a progetto e una partita Iva insieme? se non ci sono concorenza nelle attività da due diverse tipi di contratto?

    3) Riguardo il compenso nel mio contratto è scritto una cifra che entrambi i parte devono pagare per un recesso anticipato ovvero se entrambe i parti vogliono chiudere il rapporto di lavoro. Ma il mio problema è che la mia società da un mese non mi sta pagando stipendio e mi chiama telefonicamente di venire in ufficio e firmare un documento per risolvere il contratto. Mi dice che non mi sarà pagato nessun compenso (neanche i 20 giorni di preavviso stabilito nel accordo contrattuale) e dice che nel documento scriverà che il progetto è fermo. Io sono vincolato ad andare a loro e firmare il documento che mi chiedono? Per quale motivo devo chiudere un contratto senza essere pagato?

    Le ringrazio moltissime per la sua attenzione Gianfranco!

    Trisha



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    1. Ciao Trisha!
      - SI! Se nel contratto a progetto non c'è alcun vincolo puoi aprire una partita IVA e iniziare a lavorare con un'altra società.-
      - SI! Una persona può avere un contratto a progetto e una partita IVA insieme se non c'è concorrenza tra le due attività lavorative.-
      - In effetti il contratto per legge va rispettato da entrambe le parti e non c'è quindi motivo per cui tu debba chiuderlo senza essere pagato.-

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  15. salve l'anno scorso ho svolto un tirocinio con rimborso spese, percependo anche aspi.
    ora che ricevo il cud dello stage, nella descrizione a termine del documento leggo però come tipologia cococo. è normale?

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    1. Ciao Luca!
      Un tirocinio con rimborso spese non prevede il rilascio di un CUD, perché non è soggetto a tassazione IRPEF, quindi nel tuo caso non si è trattato di un tirocinio ma di un contratto a progetto, solo che è strano che Tu ti ponga il quesito perché il contratto dovresti averlo sottoscritto tu stesso.-

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  16. Gentile avvocato Censori, ho una ditta con 5 operai e un apprendista,volevo sapere se per usufruir dei nuovi sgravi contributivi al 100% per l'apprendista posso trasformare questo rapporto a tempo indeterminato o devo cessare questo rapporto di apprendistato e riassumerlo ?
    Cordialmente .
    Mario

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    1. Ciao Mario!
      Per usufruire dei nuovi sgravi contributivi devi assumere un altro lavoratore e non "giocare" con i lavoratori che hai già alle Tue dipendenze.-

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  17. Buongiorno avvocato
    le vorrei fare una domanda,sono un dipendente partime a tempo indeterminato
    e da anni sto cercando di passare a full time senza che la richiesta venga accolta e nel fra tempo sono stati assunti altri
    c'e' un modo per far prevalere il mio diritto come anzianita' di servizio di passare a full time?
    porgo distinti saluti

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    1. Purtroppo NO!
      Avendo a suo tempo sottoscritto un contratto part-time a tempo indeterminato, hai manifestato il Tuo consenso allo stesso, quindi il tuo datore di lavoro non ha alcun obbligo di trasformarlo in contratto a tempo pieno.-

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    2. buona sera
      dimenticavo di dire che prima avevo il contratto full time e per esigenza ho voluto il partime
      adesso ho bisogno per motivi economici di fare il full time
      grazie

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    3. Ti consiglio di presentare una formale richiesta scritta al Tuo datore di lavoro, in modo che se per il futuro venissero assunti altri lavoratori potresti far valere la Tua richiesta.-

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  18. Buonasera
    volevo chiederle si possono ancora stipulare contratti a progetto sino a dicembre 2015?
    Grazie per la risposta

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    1. NO!
      Per quanto riguarda il destino dei cocopro, il Jobs Act prevede varie fasi così scandite:
      - Divieto di stipula di nuovi contratti a progetto fino al 31 dicembre 2015: ciò significa che i datori di lavoro non potranno più applicare l’intera normativa sul contratto a progetto, quindi non è possibile più stipulare nuovi contratti a progetto dopo la data di entrata in vigore del decreto
      - Riconduzione del cocopro al lavoro subordinato dal 1 gennaio 2016: da questa data si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

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    2. ...quindi chi ha in essere attualmente un contratto a progetto (che si rinnova da 3 anni con pause che vanno dai 5 ai 10 gg. circa senza comunque aver mai smesso di lavorare) ,l'azienda puo' decidere tranquillamente di NON trasformalo in contratto a tempo indeterminato e lasciare a casa il collaboratore una volta scaduto il co co pro?

      Grazie e buona giornata.

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    3. Mi scusi sono quella che le ha fatto la domanda in precedenza, allora io che ho un contratto a progetto che mi sta scadendo a metà aprile se il mio datore di lavoro lo vuole trasformare in lavoro subordinato può o bisogna aspettare sino a gennaio 2016 e in questo caso può prorogarmi ancora quello in essere sino a dicembre e poi trasformarlo? Grazie

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    4. Se il datore di lavoro vuole trasformare alla scadenza il contratto a progetto in lavoro subordinato può farlo senza problemi, come può prorogarlo fino a dicembre.-

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  19. Buongiorno Dottor Censori, sono Matteo, 28 anni. Ho avuto negli ultimi anni alcuni contratti a tempo determinato, ed ora ho finalmente trovato un apprendistato di 3 anni nel settore metalmeccanico. Se non dovessi superare il periodo di prova di 1 mese, avrei diritto all'ASPI/alla NASPI oppure no?
    La ringrazio anticipatamente per la preziosa informazione. Saluti

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    1. Ciao Matteo!
      SI!
      Il mancato superamento del periodo di prova equivale a licenziamento quindi si avrà diritto all'ASPI o alla NASPI, ovviamente in presenza dei requisiti contributivi necessari.-

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  20. Buonasera,
    sono stata assunta per una supplenza di soli 9 giorni presso un liceo, con scadenza oggi, 01/04/2015. Già precedentemente all'incarico fruivo dell'indennità ASPI; vorrei gentilmente sapere se è possibile presentare una nuova domanda ASPI (tenendo fermo il numero minimo di 52 settimane di contributi versati negli ultimi 2 anni) oppure se non posso far altro che l'ASPI che era stata interrotta ora riparta.
    Mille grazie!
    Cordiali saluti,
    Costanza

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    1. Ciao Costanza!
      Nel tuo caso ripartirà l'ASPI precedentemente interrotta.-

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  21. Salve sono Anna, sono in mobilità e da un anno svolgo un lavoro di venditore a provvigioni senza partita Iva. Quest'anno ho ricevuto un CU di 1.900 euro, questo mi comporta un eventuale sospensione della mobilità o i due lavori sono compatibili fino ad un certo livello di reddito comulativo? Grazie

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    1. Ciao Anna!
      L’INPS ribadisce la totale cumulabilità con l’indennità di mobilità dei redditi da lavoro accessorio fino ad € 3.000 per anno solare. Qualora si preveda di non superare detto limite, non dovrà essere fatta alcuna comunicazione all’Istituto. Qualora, invece, tale superamento sia previsto, o comunque prima che avvenga, va data comunicazione all’Istituto, in quanto scattano alcuni limiti alla cumulabilità, già previsti con la Circolare n° 75 del 2009. Nel caso in cui il lavoratore non provveda alla comunicazione e superi i 3.000 € di reddito da lavoro accessorio, è prevista la cancellazione dalle liste e la decadenza dal trattamento di mobilità.-

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  22. Buongiorno chi le scrive è titolare di un negozio, purtroppo a causa della grave crisi in corso con il 31/3 ho dovuto licenziare le mie due dipendenti alle quali fortunatamente ho trovato un posto di lavoro. La mia domanda è sperando che il peggio passi io posso in futuro assumere altro personale? La consulente mi ha detto che devo aspettare 6 mesi al sindacato invece mi hanno detto che posso anche prima perché dovrei richiamare chi ho licenziato ma visto che già sono occupate da un'altra parte non c'è problema. Lei cosa ne pensa? Grazie e cordiali saluti

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    1. La normativa prevede che se licenzi dei lavoratori per crisi, devi aspettare almeno 6 mesi per poter eventualmente assumere chi vuoi, ma se hai necessità di assumere prima devi dare la precedenza ai lavoratori licenziati, e se a loro non interessa puoi assumere chi ti pare anche prima dei 6 mesi.-

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  23. Salve a tutti, da ottobre 2011 lavoro in una ditta composta da tre soci e un numero variabile di collaboratori , 3 interni fra cui io e fino a 3 esterni .Dopo un periodo di prova di 2 mesi nell'estate 2011 vengo assunto prima con tre finti contratti di prestazione d'opera e poi con finti contratti a progetto decisamente sottopagati .A parte il fatto che come per gli altri collaboratori che lavorano in sede ho sempre svolto un lavoro a tutti gli effetti dipendente con orario lavorativo di 40 ore settimanali, 10 giorni di ferie all'anno, malattia e eventuali permessi non pagati . Ogni rinnovo di contratto avveniva con la promessa che sarei stato assunto facendomi intendere che c'erano buone prospettive, invece oggi a sorpresa a pochi giorni dalla scadenza mi lasciano a casa.Ho diritto a qualcosa? Sono consentiti tutti questi rinnovi con contratti misti?

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    1. Ovviamente NO!
      Ti consiglio quindi di rivolgerti alla sede più vicina della CGIL per farti tutelare ed assistere per il meglio.-

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  24. Buonasera, o lavorato due giorni di prova come commessa in un negozio. Precedentemente con 10 anni di esperienza. Dopodiché non mi hanno più chiamato. Volevo sapere se ho diritto di essere pagata per i giorni di prova essendo anche soltanto 2 giorni? Grazie

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