giovedì 29 agosto 2013

Contratti di Lavoro - COCOCO, COCOPRO, Indeterminato...

CO.CO.CO o CO.CO.PRO

II collaboratore a progetto non è considerato dalla legge (art. 61-69 D.Lgs.276/03) un lavoratore dipendente, bensì autonomo.

Infatti la sua attività deve consistere nell'esecuzione di un progetto (o programma di lavoro, o fasi di esso), che deve poter gestire autonomamente senza sottostare al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro.

In realtà tale autonomia risulta limitata dal fatto che al collaboratore viene richiesto di operare all'interno del ciclo produttivo e dell'organizzazione aziendale, e anche di coordinare la propria attività ai tempi di lavoro e alle necessità dal committente (Circolare del Ministero del Lavoro 8 gennaio 2004).

II contratto a progetto deve avere una forma scritta - è questa la vera novità rispetto alle co.co.co per le quali il contratto scritto non è obbligatorio - e deve indicare: la durata determinata o determinabile del progetto, il contenuto del progetto o programma di lavoro (o fasi di esso), la retribuzione (e i criteri per la sua determinazione), i tempi e le modalità del pagamento e dei rimborsi spese, le modalità del coordinamento, anche temporale, con il datore di lavoro, le misure di tutela della salute e sicurezza.

In un eventuale contenzioso sulla natura del contratto, la forma scritta è essenziale per dimostrare l'esistenza o meno del progetto. In quest'ultimo caso il giudice può trasformare il rapporto di lavoro da progetto, in lavoro subordinato a tempo indeterminato.


Contratto di Solidarietà

Comporta la riduzione dell'orario di lavoro e della retribuzione e può essere invocato dalle aziende in crisi.

Vengono definiti "contratti di solidarietà" gli accordi aziendali stipulati con i sindacati, aventi ad oggetto una diminuzione dell'orario finalizzata ad affrontare le situazioni di riduzione di personale in caso di crisi, (contratti di solidarietà interna o difensivi) oppure a favorire nuove assunzioni (contratti di solidarietà esterna o espansivi).

Il contratto di solidarietà è disciplinato dalla legge n. 863/1984 e dalla legge n. 236/93, a sua volta modificata dall’articolo 6 del D.L. n. 404/96; in materia è poi intervenuto il D.M. n. 31445 del 20 agosto 2002, infine con circolare n. 20 del 25 maggio 2004, il Ministero del Lavoro ha fornito una serie di chiarimenti sui contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS.

Esistono sostanzialmente due tipologie di contratti di solidarietà: quello di tipo A, applicabile alle aziende rientranti nel campo di applicazione della CIGS e quello di tipo B, applicabile alle aziende minori, artigiane ed in quelle dove, in genere, non trova applicazione la CIGS.

Per i contratti di solidarietà per le imprese in regime di CIGS (L.863/84) o contratti di tipo A, la legge 863/84 prevede la possibilità, per le aziende industriali rientranti nel campo di applicazione della CIGS, di fare ricorso al trattamenti straordinario di integrazione, a seguito della stipula di un accordo tra le parti (azienda e OO.SS.), finalizzato alla riduzione concordata dell'orario per evitare il licenziamento degli esuberi. L'ammontare del trattamento di integrazione, determinato dalla predetta legge nella misura del 50% del trattamento retributivo è pari al 60% del medesimo trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di orario. Il contratto di solidarietà può essere stipulato per un periodo non superiore a 24 mesi e può essere prorogato per un massimo di 36 nelle aree del Mezzogiorno e per un massimo di 24 nelle altre aree.

Per i contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel regime di CIGS o contratti di tipo B, con la legge 236/93 è stato esteso l'istituto del Cds anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della normativa in materia di Cassa Integrazione. La legge in questione prevede per il lavoratore di una zienda in difficoltà, al quale viene ridotto l'orario, la possibilità di beneficiare di un contributo. Il contributo è pari al 25% della retribuzione persa ed è corrisposto in uguale misura anche all'azienda. Il contratto non può superare i 24 mesi. In data 25 maggio 2004 è stata emanata la circolare n.20 concernente le procedure per la presentazione dell'istanza alla D.P.L. competente per territorio.


Lavoro a Chiamata (o Intermittente)

È una prestazione di lavoro svolta solo quando richiesto dal datore di lavoro.

Il lavoro intermittente (detto anche lavoro a chiamata o job on call) è disciplinato dagli articoli 33-40 del decreto legislativo 276/03 e ss.mm.

È un contratto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato, mediante il quale un lavoratore mette a disposizione di un datore di lavoro la propria prestazione lavorativa, rendendosi disponibile a rispondere alla “chiamata” di quest’ultimo per lo svolgimento di prestazioni di lavoro a carattere discontinuo individuate dai contratti collettivi, oppure per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, quali i fine settimana, il periodo delle ferie estive o delle festività natalizie e pasquali.

Il contratto di lavoro a chiamata può sempre essere stipulato per prestazioni rese da giovani di età inferiore ai 25 anni, o lavoratori di età superiore ai 45 anni, anche se pensionati, indipendentemente dal periodo di svolgimento e dal tipo di attività. Il contratto di lavoro intermittente è vietato nei soli casi tassativamente previsti dalla legge (art. 34), tra i quali la sostituzione di personale in sciopero. È stipulato in forma scritta. Datore di lavoro e lavoratore possono concordare in contratto il cosiddetto obbligo di disponibilità, a fronte del quale il lavoratore non può rifiutarsi, se richiesto, di prestare la propria attività. Quale corrispettivo dell’obbligo di disponibilità, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore un’indennità mensile. Nel caso in cui il lavoratore non sia tenuto a rispondere alla chiamata, avrà diritto alla retribuzione corrispondente alle sole ore di lavoro effettivamente prestate. Durante il periodo in cui resta disponibile, sia in presenza di un obbligo di disponibilità, sia nel caso contrario, non è titolare di alcun diritto riconosciuto ai lavoratori subordinati, non matura quindi alcun trattamento economico o normativo, salvo l’eventuale indennità di disponibilità. In tale periodo inoltre, entrambe le parti possono recedere liberamente dal contratto.

Il lavoratore intermittente non deve comunque ricevere per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello e a parità di mansioni svolte.


Lavoro a Tempo Indeterminato

Il lavoro a tempo indeterminato è ritenuto il rapporto di lavoro normale e di base in tutte le nazioni che fondano, realmente, il loro sviluppo sociale sul lavoro (come riporta l’Art. 1 della nostra costituzione).

Questo tipo di rapporto presuppone l’assunzione senza scadenza e, teoricamente permanente, dopo un periodo di prova; il contratto, in forma scritta, regolamenta il rapporto tra dipendente e datore di lavoro stabilendo diritti e doveri di ognuno.

La normativa sul lavoro a tempo indeterminato fissa a 48 il numero massimo delle ore di lavoro ma i contratti nazionali di lavoro lo hanno abbassato a 40 ore nel settore Industria mentre a 36 nel Pubblico Impiego. Prima che il contratto diventi effettivamente a tempo indeterminato, l’azienda può effettuare un periodo di prova entro il quale il contratto può essere annullato da ambo le parti in qualsiasi momento senza alcuna conseguenza. La durata della prova deve essere ben indicata nel contratto e deve comunque essere notificata al lavoratore nel momento della firma oppure in un momento precedente.

La durata massima del periodo di prova deve essere di: 15 giorni per gli operai; 1 mese per le categorie speciali; 2 mesi per gli apprendisti; 3 mesi per gli impiegati delle altre categorie; 6 mesi per i dirigenti e gli impiegati di prima categoria. È importante sapere che alcuni contratti collettivi danno la possibilità al lavoratore di completare il periodo di prova nel caso cui sia avvenuta una interruzione dovuta a malattia o infortunio. Purtroppo, chi viene ritenuto non idoneo durante il periodo di prova, e quindi viene licenziato, non ha il diritto di sapere perché l’azienda gli ha rifiutato l’assunzione.


Lavoro a Tempo Parziale o Part-Time

L'orario di lavoro è inferiore alle 40 ore settimanali.

Il lavoro part-time (o contratto di lavoro a tempo parziale) è caratterizzato da un orario di lavoro, fissato dal contratto individuale di lavoro, inferiore rispetto all'orario di lavoro normale (full-time) previsto dalla legge (40 ore settimanali) o dal contratto collettivo.

Il rapporto a tempo parziale può essere:

  • orizzontale quando la riduzione d'orario è riferita all’orario giornaliero; 
  • verticale quando la prestazione è svolta a tempo pieno, ma per periodi predeterminati nella settimana, nel mese e nell'anno; 
  • misto quando il rapporto di lavoro a tempo parziale è articolato combinando le modalità orizzontale e verticale.

Il contratto di lavoro part-time è un normale contratto di lavoro subordinato quindi può essere sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato. Deve essere redatto in forma scritta ai fini della prova e deve contenere l’indicazione precisa della durata della prestazione lavorativa e dell'orario di lavoro, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno. Il lavoratore part-time non deve essere discriminato rispetto al lavoratore a tempo pieno per quanto riguarda il trattamento economico e normativo. Quindi ha diritto: alla stessa retribuzione oraria del lavoratore a tempo pieno, anche se gli importi dei trattamenti economici per malattia, infortunio e maternità saranno calcolati in maniera proporzionale al numero di ore lavorate, salvo che i contratti collettivi non stabiliscano che il calcolo debba avvenire secondo parametri più favorevoli per il lavoratore; allo stesso trattamento normativo dei lavoratori assunti a tempo pieno, quanto alla durata del periodo di ferie annuali, dei congedi di maternità e parentale, del trattamento di malattia e infortunio, ecc.


Lavoro a Termine o a Tempo Determinato

Il contratto a tempo determinato è quel contratto di lavoro subordinato a cui è apposto un termine di durata. L'apposizione del termine deve essere giustificata da ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo avanzate dal datore di lavoro.

Il lavoro a tempo determinato deve risultare da atto scritto, a meno che il rapporto di lavoro non sia puramente occasionale, ossia di durata non superiore ai dodici giorni.

Il contratto deve indicare il termine di durata: o direttamente, specificando la data di scadenza, o indirettamente, facendo riferimento a un evento futuro e certo al cui verificarsi il contratto si risolverà automaticamente.

Il contratto deve indicare le ragioni che giustificano il ricorso al tempo determinato.

Copia dell'atto scritto deve essere consegnata al lavoratore “entro 5 giorni lavorativi dall'inizio della prestazione”.

I contratti collettivi fissano i “limiti quantitativi di utilizzazione dell'istituto” concessi alle imprese.

La lavoratrice o il lavoratore a tempo determinato ha diritto alla parità di trattamento rispetto agli assunti con contratto a tempo indeterminato.

La lavoratrice o il lavoratore a tempo determinato non ha diritto a quei trattamenti che siano obiettivamente incompatibili con la natura del contratto a termine.

La lavoratrice o il lavoratore a termine ha diritto alla formazione necessaria in merito sia alla prevenzione dei rischi connessi alle mansioni di assunzione, sia alle possibilità di sviluppo professionale.

La lavoratrice o il lavoratore a termine ha diritto ad essere informato circa i posti vacanti che si rendessero disponibili nell'impresa.

Non è previsto il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato a tempo indeterminato.

Non è previsto il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato, se non per i lavoratori stagionali e solo se stabilito dalla contrattazione collettiva.

Il lavoratore a tempo determinato può essere licenziato solo se ricorre una giusta causa, ossia una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro (art. 2119 c.c.). Il lavoratore licenziato non ha diritto al preavviso.

Il lavoratore licenziato prima della scadenza del termine senza giusta causa ha diritto al risarcimento del danno secondo le regole di diritto comune.


Lavoro Nero o Irregolare

Impiega persone senza alcun contratto, né alcun vincolo formale.

L’espressione lavoro nero o lavoro irregolare, non ha in Italia una chiara definizione giuridica.

Le definizioni di lavoro nero sono state negli anni le seguenti:

- legge 28 luglio 2006, n. 248, (il c.d decreto Bersani) che ha all'art. 36-bis, comma 1, introdotto la sanzione per il "lavoro nero" stabilendo che è tale:

« ... l'impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria. ».

Probabilmente tale definizione è stata tratta da art. L. 125-1 del Code du Travail (Codice del lavoro francese) che stabilisce cosa sia il lavoro illegale.

Cercando di dare una definizione più chiara alla locuzione lavoro nero, possiamo dire che:
  • Il lavoro nero o irregolare si riferisce ad un’attività lavorativa a scopo di lucro svolta in violazione delle prescrizioni legali.
  • Le varie tipologie di lavoro nero, dai lavori artigianali non svolti in orari di lavoro fino all'esercizio illegale esclusivo di un'attività eludendo il diritto fiscale, hanno in comune il fatto di sfuggire completamente o in parte alle tasse di diritto pubblico.
  • Il lavoro nero è l’insieme di mansioni svolte da un lavoratore, dipendente o autonomo, sconosciuto alla Pubblica Amministrazione, perché non registrato presso i Centri per l'Impiego, presso gli Istituti previdenziali (INPS, INAIL, ENPALS, ecc.).
  • Il lavoro nero quindi viola sempre la legge.
  • Chi svolge un lavoro in nero elude il diritto fiscale, ma anche il diritto delle assicurazioni sociali, il diritto della concorrenza e il diritto in materia di stranieri.
  • Non scaturisce lavoro nero o irregolare il mancato o ritardato pagamento dei contributi previdenziali.

Le sanzioni legate al lavoro nero sono fissate dalla legge n. 248 del 2006 all’art. 36 bis “Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Tale norma stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.500 a € 12.000 per l'impiego di personale non risultante dalle scritture o altre documentazione obbligatoria, cui poi viene aggiunta una maggiorazione di € 150 per ogni effettiva giornata di lavoro irregolare.

La Corte costituzionale ha poi modificato tale legge ed ha affidato la competenza del lavoro nero alla Direzione provinciale del lavoro.

Dal 1° gennaio 2008 è in vigore la legge federale sulla lotta contro il lavoro nero, con cui gli organi di controllo possono applicare in modo più efficace le prescrizioni dei diversi testi di legge (p.es. in ambito fiscale, dei contributi sociali e del diritto in materia di stranieri) e di punire più severamente le violazioni.


Lavoro Ripartito (o Job Sharing)

Due lavoratori, a volte anche parenti, si impegnano ad adempiere ad un unico contratto.

Parlando di prestazioni lavorative con orario ridotto rispetto a quello previsto normalmente dal contratto collettivo, l'accento va posto anche su un particolare contratto di lavoro, diverso dal part-time, ma simile ad esso per quanto riguarda appunto l'assenza di tempo pieno: il lavoro ripartito.

Il lavoro ripartito, o job sharing, è uno speciale contratto di lavoro mediante il quale due lavoratori assumono in solido l'adempimento di un'unica ed identica obbligazione lavorativa. I prestatori si impegnano pertanto a coprire la prestazione lavorativa e possono determinare a tal fine discrezionalmente e in qualsiasi momento sostituzioni tra loro; possono modificare consensualmente la collocazione temporale dell'orario di lavoro, anche per sopperire all'impossibilità della prestazione da parte di uno dei due.

Il contratto di lavoro ripartito deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova e deve contenere: la misura percentuale e la collocazione temporale del lavoro giornaliero, settimanale, mensile o annuale che si prevede venga svolto da ciascuno dei due lavoratori, secondo le intese tra loro intercorse, ferma restando la possibilità per gli stessi lavoratori di determinare, a loro discrezione ed in qualunque momento, la sostituzione tra di loro o la modificazione della distribuzione dell'orario; il luogo di lavoro e il trattamento economico e normativo spettante a ciascun lavoratore; le eventuali misure di sicurezza specifiche in relazione al tipo d'attività svolta. Il datore di lavoro deve essere in ogni caso informato preventivamente e almeno una volta alla settimana, dell'orario di lavoro che ciascun lavoratore andrà a svolgere, per determinare la retribuzione nonché i trattamenti per malattia, infortunio, giornate di ferie godute, ecc.; la retribuzione è corrisposta a ciascun lavoratore in proporzione alla quantità di lavoro effettuato.


Lavoro Somministrato

È il vecchio lavoro interinale e coinvolge tre soggetti: l'agenzia autorizzata che stipula un contratto, l'utilizzatore azienda pubblica o privata che necessita di una figura professionale, il lavoratore che la svolge. Il lavoro è "somministrato" quando la lavoratrice o il lavoratore vengono assunti da una agenzia di somministrazione che li invia a rendere la prestazione presso e a favore di un'altra impresa (o altro datore di lavoro non imprenditore).

L'agenzia di somministrazione può utilizzare qualsiasi modalità di assunzione prevista dall'ordinamento e, quindi, proporre alla lavoratrice o al lavoratore la conclusione di un contratto a tempo indeterminato o a termine; a tempo pieno o parziale o in altre forme previste dalla legge, con delle differenze nei casi in cui la lavoratrice o il lavoratore sia assunto per somministrazioni a tempo determinato o a tempo indeterminato.

L'impresa può richiedere all'Agenzia una somministrazione di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato. Le agenzie di somministrazione di lavoro sono soggetti privati che hanno richiesto e ottenuto l'autorizzazione ad esercitare tale attività previa iscrizione nel relativo albo nazionale.

Il contratto di lavoro stipulato dalla lavoratrice o dal lavoratore con l'agenzia è un normale contratto di lavoro subordinato. Se il contratto di lavoro è a tempo determinato si applicano i relativi requisiti formali e, salvo alcune eccezioni, la relativa disciplina sostanziale. L’agenzia può proporre alle lavoratrici o ai lavoratori anche altre tipologie contrattuali, ricorrendone i requisiti formali e sostanziali.

Ogni impresa - ma anche i datori di lavoro non imprenditori - può rivolgersi alle agenzie per ricorrere al lavoro somministrato. Il contratto che lega l'impresa all'agenzia di somministrazione è denominato contratto di somministrazione e deve rivestire la forma scritta a pena di nullità.

L'impresa può ricorrere al lavoro somministrato a tempo determinato, solo per far fronte a ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore, solitamente esemplificate dalla contrattazione collettiva

L'impresa può ricorrere al lavoro somministrato a tempo indeterminato solo per le causali di ammissibilità previste dalla legge o dalla contrattazione di livello nazionale o territoriale.


Voucher o Buoni Lavoro

Certificato che può essere speso per “affittare” un lavoratore e affidargli a tempo una determinata funzione.

La formula dei voucher è una particolare modalità di prestazione lavorativa introdotta con la legge Biagi, ed è stata pensata per la gestione del lavoro occasionale di tipo accessorio.

Applicati inizialmente per le attività agricole di carattere stagionale (la prima esperienza significativa è stata la vendemmia del 2008) poi a tutte le attività agricole, anche non stagionali, i voucher si sono estesi via via a nuovi soggetti e diversi tipi di attività. All'origine di questa formula vi è la necessità di regolamentare quei rapporti di lavoro che soddisfano esigenze occasionali a carattere saltuario: far emergere attività confinate nel lavoro nero, tutelando, al contempo, i lavoratori che usualmente operano senza alcuna protezione assicurativa e previdenziale. I voucher garantiscono, infatti, oltre alla retribuzione, anche la copertura previdenziale presso l'Inps e quella assicurativa presso l'Inail.

Così regolati, i buoni lavoro assicurano vantaggi sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. Il committente (datore di lavoro) può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto. Il prestatore (lavoratore) può integrare le sue entrate attraverso le prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato.

Il compenso dei buoni lavoro dà diritto all'accantonamento previdenziale presso l'Inps e alla copertura assicurativa presso l'Inail ed è totalmente cumulabile con i trattamenti pensionistici. In particolare, i prestatori possono svolgere attività di lavoro fino al guadagno di 5.000 euro per singolo committente nell’anno solare, mentre, nel caso di cassintegrati o lavoratori in mobilità, il limite è di 3.000 euro. A commissionare il lavoro possono essere famiglie, privati, aziende, imprese familiari, imprenditori agricoli e, in alcuni casi, enti senza fini di lucro ed enti pubblici.

Altre informazioni sono consultabili sul nostro articolo su Voucher e Buoni Lavoro per Studenti.

Collegato Lavoro

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 9 novembre 2010, n. 262 la Legge 4 novembre 2010, n. 183 il famoso collegato lavoro, che impone a tutti anche ai titolari di contratti in corso d'opera di impugnare il licenziamento entro sessanta giorni. Una scadenza che, da adesso, si applicherà ai contratti di lavoro a tempo determinato, interinale, alle collaborazioni e alle altre forme di precariato, senza eccezioni. Una norma, come ha più volte sottolineato la CGIL, che colpisce soprattutto i precari che attendono un eventuale rinnovo. Le stime della CGIL parlano di una cifra compresa tra le 100mila e le 150mila persone coinvolte, in quella che è, come ha più volte sottolineato il sindacato, una norma sbagliata, ingiusta e con vizi di costituzionalità, a cui si aggiunge la gravità della retroattività.-

La CGIL ricorda, infine, che I contratti di lavoro precari, già conclusi da tempo, se si ritiene siano viziati da da irregolarità, devono quindi essere contestati per iscritto entro I sessanta giorni successivi all'entrata in vigore della legge. Questo lo si può fare anche con una lettera che interrompa I termini di legge. Successivamente si avranno 270 giorni a disposizione per andare davanti a un giudice per riaffermare il diritto.-

Il prestatore di lavoro può decidere se ricorrere all’arbitrato preventivamente e non quando insorge una controversia.

La scelta non può avvenire prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, oppure se non siano trascorsi almeno 30 giorni dalla data di stipulazione del contratto.

Il lavoratore, quindi, potrà scegliere tra arbitro e giudice in caso di lite nascente in corso di rapporto di lavoro, con esclusione del licenziamento, la cui impugnazione rimarrà di “competenza” del giudice ordinario: nella ipotesi di licenziamento invalido, lo stesso potrà essere impugnato entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta.


Se vuoi avere informazioni più dettagliate e personalizzate puoi rivolgerti alla sede CGIL più vicina; troverai indirizzi e numeri di telefono sul sito www.cgil.it.
Iscriviti alla CGIL. Perché? Perché è sempre dalla tua parte per dare voce al lavoro e ai diritti.

Gianfranco Censori

60 commenti:

  1. Buongiorno gentilissimo Dottore volevo porle questa domanda, lavoro per una società come cameriere con contratto a chiamata, vengo chiamato occasionalmente per degli eventi ed in queste giornate capita che lavoro alle volte 6 ore a giornata altre 8 ore e pochissime volte anche 14 ore perché altro personale non si presenta. Mi viene fatta regolare busta con le ore lavorare e ratei di 13 e 14 mensilità, ferie e permessi. La mia domanda è quando faccio 14 ore mi devono essere pagate normalmente o ci deve essere qualche maggiorazione?
    Grazie molto per la risposta

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    1. Devi fare riferimento al Contratto Collettivo di Categoria per vedere come viene gestito il lavoro straordinario, cioè se le ore "in più" vengono recuperate come media, pagate con maggiorazione o una via di mezzo.-

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  2. Buongiorno vorrei gentilmente chiederle un parere mi hanno proposto un'assunzione presso una cooperative che fornisce badanti alle famiglie che ne fanno richiesta. Mi assumerebbe la cooperativa come socia lavoratrice con contratto di lavoro subordinato la mia domanda che è quello che più mi preme è se è vero che verrò pagata in base a quando sarò chiamata a prestare attività lavorativa quando si avranno richieste da parte di famiglie o devo essere assunto con un contratto tempo pieno e part time e mi devono comunque assicurare il minimo stabilito da contratto. Grazie per la risposta

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    1. Purtroppo dipende dal tipo di contratto che ti viene proposto!
      Infatti sono possibili entrambe le opzioni, nel senso che possono farti un contratto da lavoratrice dipendente con garantito quindi il minimo contrattuale o un contratto a chiamata con la retribuzione prevista solo per i giorni effettivamente lavorati.-

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  3. Buonasera
    spero riesca gentilmente a rispondermi entro domani e le spiego il perché. Siamo due dipendenti in un negozio del commercio, la mia datrice di lavoro licenzierà la mia collega a cui sta bene ciò, mentre a me ha proposto di diminuire il mio orario di lavoro già a part time 20 ore settimanali a 11 ore alla settimana. Guardando il contratto del commercio ho visto che fino a 15 dipendenti l'orario non deve essere inferiore a 16 ore settimanali. Può quindi passarmi a 11 ore? la motivazione è per la crisi e diminuzione del lavoro che per essere sincera c'è stata. Grazie e cordiali saluti Luisa

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    1. Ciao Luisa!
      SI!
      Il Tuo datore di lavoro può modificare il Tuo contratto dal part-time di 20 ore settimanali ad un part-time di 11 ore settimanali, ma solo con il Tuo consenso, in quanto in pratica dovrebbe farla passare come una Tua richiesta.-

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  4. Salve.

    Una una Ragazza croata. Ho una piccola problema e non riesco risolverlo

    Al momento lavoro con una società con contratto a progetto. Faccio consulenza di gestione dei progetti e consulenza aziendale.la società con chi ho il contratto a progetto in realtà mi vende come body rental o time n material ad una società di consulenza direzionale che alla fine mi fa lavorare un cliente (bancario, telcom, ecc)..

    Un mese fa l'attività con il cliente finale (banca) si è terminato e adesso la mia società con chi ho il contratto non riesce a vendermi su un'altra società di consulenza per poi lavorare per un cliente finale...La mia società con chi ho il contratto fino al novembre di questo anno non mi paga e mi continua a chiedere di firmare un documento di risoluzione contratto per chiudere il rapporto:

    1)Vorrei chiedere non è il caso di contratto a progetto falso?

    2)La società mi usa non per realizzare un progetto ma per attività di consulenza direzionale appoggiando su altre società di consulenza..

    3)Se attività presso altre società di consulenza finisce, loro possono anche non pagarmi??

    4)Se non trovano un altro cliente per me, non ho il diritto di ricevere stipendio visto che il mio contratto non è scaduto?

    5) Visto che la mia società non mi sta pagando, sto cercando altre attività. è possibile accettare altri contratti tramite altri società aprendo una partita Iva di consulenza e contemporaneamente con il mio contratto a progetto esistente (che non è scaduto ma anche il stipendio non mi viene pagato)? O prima di accettare altre offerte che richiedono apertura di partita Iva dovrei chiudere il contratto a progetto esistente?

    6) Quale codice devo usare per aprire una partita Iva per attività di consulenza gestionale/aziendale/direzionale che si trattano delle attività di gestione dei progetti informatici/direzionale/aziendale/gestionale

    Grazie Moltissime
    Trisha

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  5. Salve Gianfranco,

    sono sempre trisha. Voglio correggere la mia seconda domanda su "2)La società mi usa non per realizzare un progetto ma per attività di consulenza direzionale appoggiando su altre società di consulenza.."

    - In realtà con il mio contratto a progetto non mi realizzo nessun progetto ma vengo venduto ad un'altra società di consulenza direzionale che mi porta ad un cliente finale . Presso questo cliente finale io gestisco/coordino progetti informatici/gestionali/aziendali . la mia mansione si chiama "Project Manager"

    Trisha

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    1. Ciao Trisha!
      Purtroppo con un contratto a progetto non hai diritto ad alcun tipo di tutela, ma fa fede solo il contratto che hai sottoscritto, quindi devi verificare quello che prevede a livello economico cioè se ti viene comunque garantito il compenso, le eventuali penali in caso di rescissione anticipata, e la possibilità o meno di svolgere anche altre attività nel periodo di durata del contratto.-
      Ti consiglio eventualmente di rivolgerti alla sede più vicina della CGIL per farti consigliare al meglio sul da farsi.-

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  6. Salve Gianfranco,

    Grazie moltissime per la risposta. In realtà :

    1)Ho controllato che nel mio contratto a progetto non cè nessun vincolo che proibisce me di lavorare con un altra società, e/o nessun tipi di altre vincoli..In realtà la mia domanda adesso è che se non cè nessun vincolo nel mio contratto a progetto, posso aprire una Partita Iva e iniziare a lavorare con un'altra società anche se non ho chiuso il mio contratto a progetto esistente con la mia società?

    2) Una persona può avere un contratto a progetto e una partita Iva insieme? se non ci sono concorenza nelle attività da due diverse tipi di contratto?

    3) Riguardo il compenso nel mio contratto è scritto una cifra che entrambi i parte devono pagare per un recesso anticipato ovvero se entrambe i parti vogliono chiudere il rapporto di lavoro. Ma il mio problema è che la mia società da un mese non mi sta pagando stipendio e mi chiama telefonicamente di venire in ufficio e firmare un documento per risolvere il contratto. Mi dice che non mi sarà pagato nessun compenso (neanche i 20 giorni di preavviso stabilito nel accordo contrattuale) e dice che nel documento scriverà che il progetto è fermo. Io sono vincolato ad andare a loro e firmare il documento che mi chiedono? Per quale motivo devo chiudere un contratto senza essere pagato?

    Le ringrazio moltissime per la sua attenzione Gianfranco!

    Trisha



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    1. Ciao Trisha!
      - SI! Se nel contratto a progetto non c'è alcun vincolo puoi aprire una partita IVA e iniziare a lavorare con un'altra società.-
      - SI! Una persona può avere un contratto a progetto e una partita IVA insieme se non c'è concorrenza tra le due attività lavorative.-
      - In effetti il contratto per legge va rispettato da entrambe le parti e non c'è quindi motivo per cui tu debba chiuderlo senza essere pagato.-

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  7. salve l'anno scorso ho svolto un tirocinio con rimborso spese, percependo anche aspi.
    ora che ricevo il cud dello stage, nella descrizione a termine del documento leggo però come tipologia cococo. è normale?

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    1. Ciao Luca!
      Un tirocinio con rimborso spese non prevede il rilascio di un CUD, perché non è soggetto a tassazione IRPEF, quindi nel tuo caso non si è trattato di un tirocinio ma di un contratto a progetto, solo che è strano che Tu ti ponga il quesito perché il contratto dovresti averlo sottoscritto tu stesso.-

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  8. Gentile avvocato Censori, ho una ditta con 5 operai e un apprendista,volevo sapere se per usufruir dei nuovi sgravi contributivi al 100% per l'apprendista posso trasformare questo rapporto a tempo indeterminato o devo cessare questo rapporto di apprendistato e riassumerlo ?
    Cordialmente .
    Mario

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    1. Ciao Mario!
      Per usufruire dei nuovi sgravi contributivi devi assumere un altro lavoratore e non "giocare" con i lavoratori che hai già alle Tue dipendenze.-

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  9. Buongiorno avvocato
    le vorrei fare una domanda,sono un dipendente partime a tempo indeterminato
    e da anni sto cercando di passare a full time senza che la richiesta venga accolta e nel fra tempo sono stati assunti altri
    c'e' un modo per far prevalere il mio diritto come anzianita' di servizio di passare a full time?
    porgo distinti saluti

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    1. Purtroppo NO!
      Avendo a suo tempo sottoscritto un contratto part-time a tempo indeterminato, hai manifestato il Tuo consenso allo stesso, quindi il tuo datore di lavoro non ha alcun obbligo di trasformarlo in contratto a tempo pieno.-

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    2. buona sera
      dimenticavo di dire che prima avevo il contratto full time e per esigenza ho voluto il partime
      adesso ho bisogno per motivi economici di fare il full time
      grazie

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    3. Ti consiglio di presentare una formale richiesta scritta al Tuo datore di lavoro, in modo che se per il futuro venissero assunti altri lavoratori potresti far valere la Tua richiesta.-

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  10. Buonasera
    volevo chiederle si possono ancora stipulare contratti a progetto sino a dicembre 2015?
    Grazie per la risposta

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    1. NO!
      Per quanto riguarda il destino dei cocopro, il Jobs Act prevede varie fasi così scandite:
      - Divieto di stipula di nuovi contratti a progetto fino al 31 dicembre 2015: ciò significa che i datori di lavoro non potranno più applicare l’intera normativa sul contratto a progetto, quindi non è possibile più stipulare nuovi contratti a progetto dopo la data di entrata in vigore del decreto
      - Riconduzione del cocopro al lavoro subordinato dal 1 gennaio 2016: da questa data si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretino in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.

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    2. ...quindi chi ha in essere attualmente un contratto a progetto (che si rinnova da 3 anni con pause che vanno dai 5 ai 10 gg. circa senza comunque aver mai smesso di lavorare) ,l'azienda puo' decidere tranquillamente di NON trasformalo in contratto a tempo indeterminato e lasciare a casa il collaboratore una volta scaduto il co co pro?

      Grazie e buona giornata.

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    3. Mi scusi sono quella che le ha fatto la domanda in precedenza, allora io che ho un contratto a progetto che mi sta scadendo a metà aprile se il mio datore di lavoro lo vuole trasformare in lavoro subordinato può o bisogna aspettare sino a gennaio 2016 e in questo caso può prorogarmi ancora quello in essere sino a dicembre e poi trasformarlo? Grazie

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    4. Se il datore di lavoro vuole trasformare alla scadenza il contratto a progetto in lavoro subordinato può farlo senza problemi, come può prorogarlo fino a dicembre.-

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  11. Buongiorno Dottor Censori, sono Matteo, 28 anni. Ho avuto negli ultimi anni alcuni contratti a tempo determinato, ed ora ho finalmente trovato un apprendistato di 3 anni nel settore metalmeccanico. Se non dovessi superare il periodo di prova di 1 mese, avrei diritto all'ASPI/alla NASPI oppure no?
    La ringrazio anticipatamente per la preziosa informazione. Saluti

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    1. Ciao Matteo!
      SI!
      Il mancato superamento del periodo di prova equivale a licenziamento quindi si avrà diritto all'ASPI o alla NASPI, ovviamente in presenza dei requisiti contributivi necessari.-

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  12. Buonasera,
    sono stata assunta per una supplenza di soli 9 giorni presso un liceo, con scadenza oggi, 01/04/2015. Già precedentemente all'incarico fruivo dell'indennità ASPI; vorrei gentilmente sapere se è possibile presentare una nuova domanda ASPI (tenendo fermo il numero minimo di 52 settimane di contributi versati negli ultimi 2 anni) oppure se non posso far altro che l'ASPI che era stata interrotta ora riparta.
    Mille grazie!
    Cordiali saluti,
    Costanza

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    1. Ciao Costanza!
      Nel tuo caso ripartirà l'ASPI precedentemente interrotta.-

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  13. Salve sono Anna, sono in mobilità e da un anno svolgo un lavoro di venditore a provvigioni senza partita Iva. Quest'anno ho ricevuto un CU di 1.900 euro, questo mi comporta un eventuale sospensione della mobilità o i due lavori sono compatibili fino ad un certo livello di reddito comulativo? Grazie

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    1. Ciao Anna!
      L’INPS ribadisce la totale cumulabilità con l’indennità di mobilità dei redditi da lavoro accessorio fino ad € 3.000 per anno solare. Qualora si preveda di non superare detto limite, non dovrà essere fatta alcuna comunicazione all’Istituto. Qualora, invece, tale superamento sia previsto, o comunque prima che avvenga, va data comunicazione all’Istituto, in quanto scattano alcuni limiti alla cumulabilità, già previsti con la Circolare n° 75 del 2009. Nel caso in cui il lavoratore non provveda alla comunicazione e superi i 3.000 € di reddito da lavoro accessorio, è prevista la cancellazione dalle liste e la decadenza dal trattamento di mobilità.-

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  14. Buongiorno chi le scrive è titolare di un negozio, purtroppo a causa della grave crisi in corso con il 31/3 ho dovuto licenziare le mie due dipendenti alle quali fortunatamente ho trovato un posto di lavoro. La mia domanda è sperando che il peggio passi io posso in futuro assumere altro personale? La consulente mi ha detto che devo aspettare 6 mesi al sindacato invece mi hanno detto che posso anche prima perché dovrei richiamare chi ho licenziato ma visto che già sono occupate da un'altra parte non c'è problema. Lei cosa ne pensa? Grazie e cordiali saluti

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    1. La normativa prevede che se licenzi dei lavoratori per crisi, devi aspettare almeno 6 mesi per poter eventualmente assumere chi vuoi, ma se hai necessità di assumere prima devi dare la precedenza ai lavoratori licenziati, e se a loro non interessa puoi assumere chi ti pare anche prima dei 6 mesi.-

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  15. Salve a tutti, da ottobre 2011 lavoro in una ditta composta da tre soci e un numero variabile di collaboratori , 3 interni fra cui io e fino a 3 esterni .Dopo un periodo di prova di 2 mesi nell'estate 2011 vengo assunto prima con tre finti contratti di prestazione d'opera e poi con finti contratti a progetto decisamente sottopagati .A parte il fatto che come per gli altri collaboratori che lavorano in sede ho sempre svolto un lavoro a tutti gli effetti dipendente con orario lavorativo di 40 ore settimanali, 10 giorni di ferie all'anno, malattia e eventuali permessi non pagati . Ogni rinnovo di contratto avveniva con la promessa che sarei stato assunto facendomi intendere che c'erano buone prospettive, invece oggi a sorpresa a pochi giorni dalla scadenza mi lasciano a casa.Ho diritto a qualcosa? Sono consentiti tutti questi rinnovi con contratti misti?

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    1. Ovviamente NO!
      Ti consiglio quindi di rivolgerti alla sede più vicina della CGIL per farti tutelare ed assistere per il meglio.-

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    2. Grazie molte Gianfranco . Infatti pochi giorni fa ci hanno chiesto di riportare i contratti vecchi per modificarli! non so come sia possibile una cosa del genere eppure è cosi , dicendoci che è per la nostra sicurezza.. I contratti di prestazione d'opera prima di quelli a progetto nel mio cosao erano 5 e non 3 come avevo detto, ho controllato e il periodo di lavoro continuativo è di 3 anni e 8 mesi. Inoltre i contratti a progetto secondo me oltre a essere completamente falsi nella sostanza sono sbagliati anche nelal forma, per esempio prevedendo 10 giorni di ferie annuali implicano una organizzazione piu di tipo dipendente che autonoma . Comunque i miei colleghi hanno riportato i vecchi contratti sono stati cestinati e hanno firmato i contratti modificati non so in cosa perchè io non ci lavoro piu. Comunque hanno avuto il coraggio di chiederlo anche a me dopo avermi lasciato a casa. Volevo chiederti ancora cosa, posso rivolgermi alla sede CGIL anche se non sono iscritto?

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    3. SI!
      Puoi rivolgerti alla CGIL anche se non sei iscritto, e se hai bisogno di un'assistenza sindacale potrai eventualmente iscriverti anche al momento.-

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    4. Grazie ancora per la disponibilità, non sarebbe un problema iscrivermi, ti ho fatto la domanda perchè due settimane fa ho chiesto in una mail la stessa cosa alla sede CGIL del mio paese e non so perchè non ho avuto risposta. Non mi sarebbe mai venuto in mente di segnalare le irregolarità dei contratti ma tenevo particolarmente a quel lavoro e credevo a quello che mi dicevano.

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    5. Purtroppo queste questioni non possono essere risolte via mail, me devi presentarti direttamente alla sede della CGIL magari fissando un appuntamento con una persona competente in materia.-

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  16. Buonasera, o lavorato due giorni di prova come commessa in un negozio. Precedentemente con 10 anni di esperienza. Dopodiché non mi hanno più chiamato. Volevo sapere se ho diritto di essere pagata per i giorni di prova essendo anche soltanto 2 giorni? Grazie

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    1. SI!
      Tu hai comunque diritto ad essere retribuita per i 2 giorni che hai lavorato, anche se si tratta solo di 2 giorni.-

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  17. Buongiorno !
    Ho contratto a tempo indeterminato e parziale dal 2011.Da una settimana non mi fanno piu lavorare per il motivo che il ragazzo con cui stavo io ,era padroncino , a deciso di non venire piu al lavoro .I motivi son gli arretrati alti .Loro mi chiedono di firmare la dimissione . Cosa posso fare ? Aiutoo !!!, grz Sto lavorando a una cooperativa e sul contratto sono messo come socio lavoratore.
    Grz di nuovo !











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    1. Tu non devi assolutamente firmare la lettera di dimissioni, perché con le dimissioni perderti il diritto ad ogni tipo di ammortizzatori sociali, quindi non avresti diritto nemmeno all'indennità di disoccupazione.-
      Ti consiglio di rivolgerti eventualmente alla sede più vicina della CGIL per farti tutelare ed assistere per il meglio.-

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  18. Buongiorno
    lavoro saltuariamente ora mi sono stati proposti in due diversi posti un contratto a progetto e un'associazione in partecipazione con apporto di lavoro tutti e due sino a dicembre 2015. Avevo sentito dire che queste due forme di assunzione con il Jobs Act sparivano. Si possono ancora fare sino alla fine dell'anno o già da ora non valgono più? Cordiali saluti

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    1. Purtroppo le due forme di assunzione che ti hanno proposto si possono ancora fare fino alla fine dell'anno.-

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  19. Buongiorno,
    Nel 2014 sono stato sotto contratto di solidarietà, quest'anno mi è stata consegnata la certificazione unica 2015 da parte della società per cui lavoro, chiedo devo percepire una seconda certificazione unica anche da parte dell'INPS, per quanto riguarda i guadagni percepiti per il contratto di Solidarietà?
    Grazie
    Cordiali Saluti

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    1. SI!
      L'INPS ha emesso una certificazione unica 2015 per l'importo che hai percepito, ma non ti verrà spedita, quindi o richiedi il PIN e accedi da solo al sito dell'INPS per scaricartela o provvederà direttamente il CAF che ti presenterà la dichiarazione dei redditi, che nel Tuo caso è obbligatoria.-

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    2. Grazie per la sua risposta in merito, il fatto è che l'INPS non ha depositato sul mio profilo, nessuna Certificazione Unica 2015, inoltre ho provveduto a contattarli, e mi rispondono che il CONTRATTO DI SOLIDARIETÀ è esente IRPEF , quindi non mi è dovuta nessuna certificazione unica 2015. Inoltre i soldi che ho percepito, come contratto di solidarietà, li ha anticipati l'azienda per cui lavoro, poi l'INPS li rimborserà; a questo punto a chi spetta l'onere di consegnarmi la CERTIFICAZIONE UNICA 2015 in riferimento ai guadagni percepiti dal contratto di solidarietà?
      GRAZIE
      Cordiali Saluti

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    3. Perfetto!
      Se all'INPS non esiste una certificazione unica a Tuo nome non puoi inventartela, presumo quindi che la somma che ti è stata versata o è effettivamente esente da tassazione IRPEF o ti verrà caricata quest'anno quando cioè l'INPS provvederà a rimborsare l'azienda.-

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  20. Buongiorno, a settembre 2014 mi hanno licenziato,avevo un contratto a tempo indeterminato, vorrei sapere se ho qualche diritto di precedenza rispetto ad altri nuovi assunti e se c'è un termine di scadenza.
    Grazie

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    1. Se non hai impugnato il licenziamento, una volta che sono trascorsi 6 mesi non hai più alcun diritto di precedenza, quindi l'azienda può assumere chi vuole.-

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  21. Buongiorno ho bisogno di un suo consiglio. Io sono una studentessa universitaria di 25 anni e percepisco la pensione di reversibilità di mio padre defunto. il mio dilemma è questo: a marzo dovrei laurearmi e concludere cosi il mio percorso di studi e con esso anche la cessazione del diritto alla pensione. per questi motivi sto cercando un lavoro quanto più stabile, però al momento mi è stato offerto un contratto a progetto (home care premium- dell'inps) fino a novembre 2015, per essere poi rinnovato a gennaio 2016 per tutto l'anno. Quindi vorrei sapere se anche con questa tipologia di contratto rischio di perdere il diritto alla reversibilità o se subirei solo una riduzione? Mi è stato offerto o un monte ore di 130 per uno stipendio netto pari a 976 euro, oppure un monte ore di 54 circa pari a 430 euro. In entrambi i casi andrei a perdere la reversibilità? Oppure dipende dal reddito? Inoltre, nel caso andrei a perdere il diritto alla pensione, non so se sia conveniente accettare oppure no questo contratto e quindi questo lavoro. Lei cosa mi consiglia di fare? Purtroppo io vivo da sola e ho spese da affrontare e quindi ho paura di perdere qualcosa di "certo" come la pensione (ovviamente fino ai mesi restanti) e di andare incontro a qualcosa di insicuro. Nello stesso tempo però avrei bisogno di un lavoro anche perchè come già detto tra qualche mese non ne avrò più diritto (completando gli studi). Mi scusi per il papiro, ma ci tenevo a descriverle nei dettagli la mia situazione. La ringrazio anticipatamente, con cordialità, Beatrice.

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    1. La pensione di reversibilità spetta ai figli maggiorenni iscritti all'università fino a 26 anni di età purché non vadano fuori corso, perché viene riconosciuta solo per la durata del corso legale, e non possono svolgere alcuna attività lavorativa neanche saltuaria.-
      Questo significa nel tuo caso che nel momento che sottoscrivi il contratto a progetto perdi il diritto alla reversibilità, a prescindere quindi dal monte ore.-
      Purtroppo questa è una scelta che devi fare Tu in base alla Tua situazione finanziaria, alle tue esigenze di studio e alle tue aspirazioni lavorative, e quindi non puoi delegarla ad altri.-

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  22. Buonasera,
    avrei due domande, una sui giorni di malattia e una sui permessi.
    Ho un contratto di apprendistato di tre anni e a marzo sono rimasta a casa una settimana a causa dell'influenza. Nel cedolino-paga ho notato che nella colonna "competenze" figurano 3 importi (con le seguenti voci "Carenza malattia (V); "Ind. malattia c/Inps"; "Integraz. malattia c/azi.") e nella colonna "ritenute" figura un importo (superiore alla somma degli altri tre importi) con la voce "Assenza giustificata". E' corretto? Scritto così, pare che la malattia sia stata a mio carico..
    Per quanto riguarda i permessi, premetto che il venerdì che ha preceduto la Pasqua l'azienda ha deciso di fare mezza giornata (quindi, 3,5 ore di lavoro in meno) e il lunedì di Pasquetta è rimasta chiusa (7,5 ore lavorative). Nel cedolino-paga di aprile, nella colonna "competenze", ho notato un importo con la voce "Festività (G) (TFR)" e un altro con la voce "Assenza giustificata (H)(TFR)" e, nella colonna "ritenute", due importi uguali a quelli citati corrispondenti alle voci "Assenza giustificata (H)(TFR)" e "Assenza giustifica (G) (TFR)". E' corretto? Preciso che nel cedolino di aprile risultano permessi "goduti" pari a 3,5 ore.
    La ringrazio in anticipo. Cordiali saluti

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    1. Riguardo alla malattia, per alcuni contratti è previsto che agli apprendisti non venga indennizzata, bisogna quindi che mi dici il Tuo CCNL di riferimento.-
      Per quanto riguarda i permessi se nel cedolino di aprile risultano 3,5 ore di permessi goduti mi pare che sia corretto.-

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    2. Il CCNL applicato è quello delle Cooperative Sociali

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    3. Purtroppo il Tuo CCNL prevede che per gli apprendisti la malattia non venga indennizzata.-

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  23. Buongiorno Dr. Censori
    Chiedo un consiglio per la situazione pensionistica di mio marito.
    Data di nascita 25-07-1955
    Al 31-07-2011 raggiunse i 40 anni di contributi a cui vennero aggiunti ulteriori 18 mesi come "finestra"
    Al 31-01-2013 dimissionario e dal 01-02-2013 ricevette la pensione (€ 1.640 nette, lorde € 2099,00).
    Riassunto il 10-05-2013 dal vecchio datore di lavoro e tutt'ora alle sue dipendenze.
    Ci avevano detto che bisognava lavorare per ricevere il supplemento 5 anni oppure 2 anni (questo solo per una volta).
    Chiedo se la maturazione al supplemento verrà ricevuta solo al compimento di 66 anni anagrafici o quando raggiungerà 5 anni di contribuzione indipendentemente dell'eta' (mio marito li raggiungerebbe già a 63 anni e quindi dovrebbe aspettare? )
    Se smettesse invece ora di lavorare, e
    avendo tra l'altro controllato la posizione all'INPS ho visto che dal 10-5-2013 e fino al 31-03-2015
    sommando le retribuzioni percepite (100 sett.) pari a € 58.233,00
    calcolando il 33% per determinare il montante viene un importo di € 19.216,89 moltiplicandolo al 95% si ottiene 18.256,04 e dividendolo per un coefficiente 4,661% (60 anni) verrebbe un importo lordo di € 850 nette € 650,00.
    E' giusto questo calcolo secondo Lei?
    Mi dia per favore un consiglio (ho molta fiducia in Lei) su cosa conviene fare, se andare ora o aspettare 5 anni (la salute c'è ancora e pure la disponibilità del datore di lavoro).
    Grazie molte

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    1. Ciao Angela!
      L'informazione che vi è stata data è corretta, nel senso che per richiedere il supplemento di pensione sono necessari 5 anni di lavoro successivi al pensionamento, a prescindere quindi dall'età anagrafica, o solo 2 anni ma per una sola volta.-
      Nel tuo caso quindi se Tuo marito continua a lavorare è meglio che aspetta i 5 anni, ed eventualmente se smette prima potrà presentare subito dopo la domanda di supplemento.-
      La Tua simulazione di calcolo è corretta, ovviamente la cifra che hai ricavato è annuale e quindi per ottenere quella mensile devi dividerla per 13.-

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  24. Salve Gianfranco,
    la mia famiglia è composta da me (disoccupata), mio marito (invalido al 100% con accompagnamento) e da mia figlia ventunenne disoccupata.
    Il fidanzato di mia figlia mi ha proposto, dovendo essere assunto nell'azienda familiare di suo padre, di poter cambiare la residenza da noi in modo da poter usufruire dell'esonero per tre anni dal pagamento dei contributi previdenziali.
    Sono un pò titubante in merito. Le chiedo: cosa comporterebbe per me questa eventuale scelta? Rientrerebbe nel mio stato di famiglia? Perderei le esenzioni per ticket e quant'altro?
    Grazie mille e saluti

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    1. Ciao Valeria!
      SI!
      Se il fidanzato di Tua figlia sposta la residenza da voi, entra a far parte del vostro nucleo familiare a tutti gli effetti di legge, con tutto quello che ne consegue.-
      Purtroppo in questi casi ci sono dei pro e dei contro, quindi dovete valutare bene i costi e i benefici.-

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