giovedì 29 agosto 2013

Contratti di Lavoro - COCOCO, COCOPRO, Indeterminato...

CO.CO.CO o CO.CO.PRO

II collaboratore a progetto non è considerato dalla legge (art. 61-69 D.Lgs.276/03) un lavoratore dipendente, bensì autonomo.

Infatti la sua attività deve consistere nell'esecuzione di un progetto (o programma di lavoro, o fasi di esso), che deve poter gestire autonomamente senza sottostare al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro.

In realtà tale autonomia risulta limitata dal fatto che al collaboratore viene richiesto di operare all'interno del ciclo produttivo e dell'organizzazione aziendale, e anche di coordinare la propria attività ai tempi di lavoro e alle necessità dal committente (Circolare del Ministero del Lavoro 8 gennaio 2004).

II contratto a progetto deve avere una forma scritta - è questa la vera novità rispetto alle co.co.co per le quali il contratto scritto non è obbligatorio - e deve indicare: la durata determinata o determinabile del progetto, il contenuto del progetto o programma di lavoro (o fasi di esso), la retribuzione (e i criteri per la sua determinazione), i tempi e le modalità del pagamento e dei rimborsi spese, le modalità del coordinamento, anche temporale, con il datore di lavoro, le misure di tutela della salute e sicurezza.

In un eventuale contenzioso sulla natura del contratto, la forma scritta è essenziale per dimostrare l'esistenza o meno del progetto. In quest'ultimo caso il giudice può trasformare il rapporto di lavoro da progetto, in lavoro subordinato a tempo indeterminato.


Contratto di Solidarietà

Comporta la riduzione dell'orario di lavoro e della retribuzione e può essere invocato dalle aziende in crisi.

Vengono definiti "contratti di solidarietà" gli accordi aziendali stipulati con i sindacati, aventi ad oggetto una diminuzione dell'orario finalizzata ad affrontare le situazioni di riduzione di personale in caso di crisi, (contratti di solidarietà interna o difensivi) oppure a favorire nuove assunzioni (contratti di solidarietà esterna o espansivi).

Il contratto di solidarietà è disciplinato dalla legge n. 863/1984 e dalla legge n. 236/93, a sua volta modificata dall’articolo 6 del D.L. n. 404/96; in materia è poi intervenuto il D.M. n. 31445 del 20 agosto 2002, infine con circolare n. 20 del 25 maggio 2004, il Ministero del Lavoro ha fornito una serie di chiarimenti sui contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel campo di applicazione della CIGS.

Esistono sostanzialmente due tipologie di contratti di solidarietà: quello di tipo A, applicabile alle aziende rientranti nel campo di applicazione della CIGS e quello di tipo B, applicabile alle aziende minori, artigiane ed in quelle dove, in genere, non trova applicazione la CIGS.

Per i contratti di solidarietà per le imprese in regime di CIGS (L.863/84) o contratti di tipo A, la legge 863/84 prevede la possibilità, per le aziende industriali rientranti nel campo di applicazione della CIGS, di fare ricorso al trattamenti straordinario di integrazione, a seguito della stipula di un accordo tra le parti (azienda e OO.SS.), finalizzato alla riduzione concordata dell'orario per evitare il licenziamento degli esuberi. L'ammontare del trattamento di integrazione, determinato dalla predetta legge nella misura del 50% del trattamento retributivo è pari al 60% del medesimo trattamento retributivo perso a seguito della riduzione di orario. Il contratto di solidarietà può essere stipulato per un periodo non superiore a 24 mesi e può essere prorogato per un massimo di 36 nelle aree del Mezzogiorno e per un massimo di 24 nelle altre aree.

Per i contratti di solidarietà per le imprese non rientranti nel regime di CIGS o contratti di tipo B, con la legge 236/93 è stato esteso l'istituto del Cds anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della normativa in materia di Cassa Integrazione. La legge in questione prevede per il lavoratore di una zienda in difficoltà, al quale viene ridotto l'orario, la possibilità di beneficiare di un contributo. Il contributo è pari al 25% della retribuzione persa ed è corrisposto in uguale misura anche all'azienda. Il contratto non può superare i 24 mesi. In data 25 maggio 2004 è stata emanata la circolare n.20 concernente le procedure per la presentazione dell'istanza alla D.P.L. competente per territorio.


Lavoro a Chiamata (o Intermittente)

È una prestazione di lavoro svolta solo quando richiesto dal datore di lavoro.

Il lavoro intermittente (detto anche lavoro a chiamata o job on call) è disciplinato dagli articoli 33-40 del decreto legislativo 276/03 e ss.mm.

È un contratto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato, mediante il quale un lavoratore mette a disposizione di un datore di lavoro la propria prestazione lavorativa, rendendosi disponibile a rispondere alla “chiamata” di quest’ultimo per lo svolgimento di prestazioni di lavoro a carattere discontinuo individuate dai contratti collettivi, oppure per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o dell’anno, quali i fine settimana, il periodo delle ferie estive o delle festività natalizie e pasquali.

Il contratto di lavoro a chiamata può sempre essere stipulato per prestazioni rese da giovani di età inferiore ai 25 anni, o lavoratori di età superiore ai 45 anni, anche se pensionati, indipendentemente dal periodo di svolgimento e dal tipo di attività. Il contratto di lavoro intermittente è vietato nei soli casi tassativamente previsti dalla legge (art. 34), tra i quali la sostituzione di personale in sciopero. È stipulato in forma scritta. Datore di lavoro e lavoratore possono concordare in contratto il cosiddetto obbligo di disponibilità, a fronte del quale il lavoratore non può rifiutarsi, se richiesto, di prestare la propria attività. Quale corrispettivo dell’obbligo di disponibilità, il datore di lavoro è tenuto a corrispondere al lavoratore un’indennità mensile. Nel caso in cui il lavoratore non sia tenuto a rispondere alla chiamata, avrà diritto alla retribuzione corrispondente alle sole ore di lavoro effettivamente prestate. Durante il periodo in cui resta disponibile, sia in presenza di un obbligo di disponibilità, sia nel caso contrario, non è titolare di alcun diritto riconosciuto ai lavoratori subordinati, non matura quindi alcun trattamento economico o normativo, salvo l’eventuale indennità di disponibilità. In tale periodo inoltre, entrambe le parti possono recedere liberamente dal contratto.

Il lavoratore intermittente non deve comunque ricevere per i periodi lavorati, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello e a parità di mansioni svolte.


Lavoro a Tempo Indeterminato

Il lavoro a tempo indeterminato è ritenuto il rapporto di lavoro normale e di base in tutte le nazioni che fondano, realmente, il loro sviluppo sociale sul lavoro (come riporta l’Art. 1 della nostra costituzione).

Questo tipo di rapporto presuppone l’assunzione senza scadenza e, teoricamente permanente, dopo un periodo di prova; il contratto, in forma scritta, regolamenta il rapporto tra dipendente e datore di lavoro stabilendo diritti e doveri di ognuno.

La normativa sul lavoro a tempo indeterminato fissa a 48 il numero massimo delle ore di lavoro ma i contratti nazionali di lavoro lo hanno abbassato a 40 ore nel settore Industria mentre a 36 nel Pubblico Impiego. Prima che il contratto diventi effettivamente a tempo indeterminato, l’azienda può effettuare un periodo di prova entro il quale il contratto può essere annullato da ambo le parti in qualsiasi momento senza alcuna conseguenza. La durata della prova deve essere ben indicata nel contratto e deve comunque essere notificata al lavoratore nel momento della firma oppure in un momento precedente.

La durata massima del periodo di prova deve essere di: 15 giorni per gli operai; 1 mese per le categorie speciali; 2 mesi per gli apprendisti; 3 mesi per gli impiegati delle altre categorie; 6 mesi per i dirigenti e gli impiegati di prima categoria. È importante sapere che alcuni contratti collettivi danno la possibilità al lavoratore di completare il periodo di prova nel caso cui sia avvenuta una interruzione dovuta a malattia o infortunio. Purtroppo, chi viene ritenuto non idoneo durante il periodo di prova, e quindi viene licenziato, non ha il diritto di sapere perché l’azienda gli ha rifiutato l’assunzione.


Lavoro a Tempo Parziale o Part-Time

L'orario di lavoro è inferiore alle 40 ore settimanali.

Il lavoro part-time (o contratto di lavoro a tempo parziale) è caratterizzato da un orario di lavoro, fissato dal contratto individuale di lavoro, inferiore rispetto all'orario di lavoro normale (full-time) previsto dalla legge (40 ore settimanali) o dal contratto collettivo.

Il rapporto a tempo parziale può essere:

  • orizzontale quando la riduzione d'orario è riferita all’orario giornaliero; 
  • verticale quando la prestazione è svolta a tempo pieno, ma per periodi predeterminati nella settimana, nel mese e nell'anno; 
  • misto quando il rapporto di lavoro a tempo parziale è articolato combinando le modalità orizzontale e verticale.

Il contratto di lavoro part-time è un normale contratto di lavoro subordinato quindi può essere sia a tempo determinato sia a tempo indeterminato. Deve essere redatto in forma scritta ai fini della prova e deve contenere l’indicazione precisa della durata della prestazione lavorativa e dell'orario di lavoro, con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all'anno. Il lavoratore part-time non deve essere discriminato rispetto al lavoratore a tempo pieno per quanto riguarda il trattamento economico e normativo. Quindi ha diritto: alla stessa retribuzione oraria del lavoratore a tempo pieno, anche se gli importi dei trattamenti economici per malattia, infortunio e maternità saranno calcolati in maniera proporzionale al numero di ore lavorate, salvo che i contratti collettivi non stabiliscano che il calcolo debba avvenire secondo parametri più favorevoli per il lavoratore; allo stesso trattamento normativo dei lavoratori assunti a tempo pieno, quanto alla durata del periodo di ferie annuali, dei congedi di maternità e parentale, del trattamento di malattia e infortunio, ecc.


Lavoro a Termine o a Tempo Determinato

Il contratto a tempo determinato è quel contratto di lavoro subordinato a cui è apposto un termine di durata. L'apposizione del termine deve essere giustificata da ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo avanzate dal datore di lavoro.

Il lavoro a tempo determinato deve risultare da atto scritto, a meno che il rapporto di lavoro non sia puramente occasionale, ossia di durata non superiore ai dodici giorni.

Il contratto deve indicare il termine di durata: o direttamente, specificando la data di scadenza, o indirettamente, facendo riferimento a un evento futuro e certo al cui verificarsi il contratto si risolverà automaticamente.

Il contratto deve indicare le ragioni che giustificano il ricorso al tempo determinato.

Copia dell'atto scritto deve essere consegnata al lavoratore “entro 5 giorni lavorativi dall'inizio della prestazione”.

I contratti collettivi fissano i “limiti quantitativi di utilizzazione dell'istituto” concessi alle imprese.

La lavoratrice o il lavoratore a tempo determinato ha diritto alla parità di trattamento rispetto agli assunti con contratto a tempo indeterminato.

La lavoratrice o il lavoratore a tempo determinato non ha diritto a quei trattamenti che siano obiettivamente incompatibili con la natura del contratto a termine.

La lavoratrice o il lavoratore a termine ha diritto alla formazione necessaria in merito sia alla prevenzione dei rischi connessi alle mansioni di assunzione, sia alle possibilità di sviluppo professionale.

La lavoratrice o il lavoratore a termine ha diritto ad essere informato circa i posti vacanti che si rendessero disponibili nell'impresa.

Non è previsto il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro a tempo determinato a tempo indeterminato.

Non è previsto il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato, se non per i lavoratori stagionali e solo se stabilito dalla contrattazione collettiva.

Il lavoratore a tempo determinato può essere licenziato solo se ricorre una giusta causa, ossia una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto di lavoro (art. 2119 c.c.). Il lavoratore licenziato non ha diritto al preavviso.

Il lavoratore licenziato prima della scadenza del termine senza giusta causa ha diritto al risarcimento del danno secondo le regole di diritto comune.


Lavoro Nero o Irregolare

Impiega persone senza alcun contratto, né alcun vincolo formale.

L’espressione lavoro nero o lavoro irregolare, non ha in Italia una chiara definizione giuridica.

Le definizioni di lavoro nero sono state negli anni le seguenti:

- legge 28 luglio 2006, n. 248, (il c.d decreto Bersani) che ha all'art. 36-bis, comma 1, introdotto la sanzione per il "lavoro nero" stabilendo che è tale:

« ... l'impiego di personale non risultante dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria. ».

Probabilmente tale definizione è stata tratta da art. L. 125-1 del Code du Travail (Codice del lavoro francese) che stabilisce cosa sia il lavoro illegale.

Cercando di dare una definizione più chiara alla locuzione lavoro nero, possiamo dire che:
  • Il lavoro nero o irregolare si riferisce ad un’attività lavorativa a scopo di lucro svolta in violazione delle prescrizioni legali.
  • Le varie tipologie di lavoro nero, dai lavori artigianali non svolti in orari di lavoro fino all'esercizio illegale esclusivo di un'attività eludendo il diritto fiscale, hanno in comune il fatto di sfuggire completamente o in parte alle tasse di diritto pubblico.
  • Il lavoro nero è l’insieme di mansioni svolte da un lavoratore, dipendente o autonomo, sconosciuto alla Pubblica Amministrazione, perché non registrato presso i Centri per l'Impiego, presso gli Istituti previdenziali (INPS, INAIL, ENPALS, ecc.).
  • Il lavoro nero quindi viola sempre la legge.
  • Chi svolge un lavoro in nero elude il diritto fiscale, ma anche il diritto delle assicurazioni sociali, il diritto della concorrenza e il diritto in materia di stranieri.
  • Non scaturisce lavoro nero o irregolare il mancato o ritardato pagamento dei contributi previdenziali.

Le sanzioni legate al lavoro nero sono fissate dalla legge n. 248 del 2006 all’art. 36 bis “Misure urgenti per il contrasto del lavoro nero e per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Tale norma stabilisce una sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.500 a € 12.000 per l'impiego di personale non risultante dalle scritture o altre documentazione obbligatoria, cui poi viene aggiunta una maggiorazione di € 150 per ogni effettiva giornata di lavoro irregolare.

La Corte costituzionale ha poi modificato tale legge ed ha affidato la competenza del lavoro nero alla Direzione provinciale del lavoro.

Dal 1° gennaio 2008 è in vigore la legge federale sulla lotta contro il lavoro nero, con cui gli organi di controllo possono applicare in modo più efficace le prescrizioni dei diversi testi di legge (p.es. in ambito fiscale, dei contributi sociali e del diritto in materia di stranieri) e di punire più severamente le violazioni.


Lavoro Ripartito (o Job Sharing)

Due lavoratori, a volte anche parenti, si impegnano ad adempiere ad un unico contratto.

Parlando di prestazioni lavorative con orario ridotto rispetto a quello previsto normalmente dal contratto collettivo, l'accento va posto anche su un particolare contratto di lavoro, diverso dal part-time, ma simile ad esso per quanto riguarda appunto l'assenza di tempo pieno: il lavoro ripartito.

Il lavoro ripartito, o job sharing, è uno speciale contratto di lavoro mediante il quale due lavoratori assumono in solido l'adempimento di un'unica ed identica obbligazione lavorativa. I prestatori si impegnano pertanto a coprire la prestazione lavorativa e possono determinare a tal fine discrezionalmente e in qualsiasi momento sostituzioni tra loro; possono modificare consensualmente la collocazione temporale dell'orario di lavoro, anche per sopperire all'impossibilità della prestazione da parte di uno dei due.

Il contratto di lavoro ripartito deve essere stipulato in forma scritta ai fini della prova e deve contenere: la misura percentuale e la collocazione temporale del lavoro giornaliero, settimanale, mensile o annuale che si prevede venga svolto da ciascuno dei due lavoratori, secondo le intese tra loro intercorse, ferma restando la possibilità per gli stessi lavoratori di determinare, a loro discrezione ed in qualunque momento, la sostituzione tra di loro o la modificazione della distribuzione dell'orario; il luogo di lavoro e il trattamento economico e normativo spettante a ciascun lavoratore; le eventuali misure di sicurezza specifiche in relazione al tipo d'attività svolta. Il datore di lavoro deve essere in ogni caso informato preventivamente e almeno una volta alla settimana, dell'orario di lavoro che ciascun lavoratore andrà a svolgere, per determinare la retribuzione nonché i trattamenti per malattia, infortunio, giornate di ferie godute, ecc.; la retribuzione è corrisposta a ciascun lavoratore in proporzione alla quantità di lavoro effettuato.


Lavoro Somministrato

È il vecchio lavoro interinale e coinvolge tre soggetti: l'agenzia autorizzata che stipula un contratto, l'utilizzatore azienda pubblica o privata che necessita di una figura professionale, il lavoratore che la svolge. Il lavoro è "somministrato" quando la lavoratrice o il lavoratore vengono assunti da una agenzia di somministrazione che li invia a rendere la prestazione presso e a favore di un'altra impresa (o altro datore di lavoro non imprenditore).

L'agenzia di somministrazione può utilizzare qualsiasi modalità di assunzione prevista dall'ordinamento e, quindi, proporre alla lavoratrice o al lavoratore la conclusione di un contratto a tempo indeterminato o a termine; a tempo pieno o parziale o in altre forme previste dalla legge, con delle differenze nei casi in cui la lavoratrice o il lavoratore sia assunto per somministrazioni a tempo determinato o a tempo indeterminato.

L'impresa può richiedere all'Agenzia una somministrazione di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato. Le agenzie di somministrazione di lavoro sono soggetti privati che hanno richiesto e ottenuto l'autorizzazione ad esercitare tale attività previa iscrizione nel relativo albo nazionale.

Il contratto di lavoro stipulato dalla lavoratrice o dal lavoratore con l'agenzia è un normale contratto di lavoro subordinato. Se il contratto di lavoro è a tempo determinato si applicano i relativi requisiti formali e, salvo alcune eccezioni, la relativa disciplina sostanziale. L’agenzia può proporre alle lavoratrici o ai lavoratori anche altre tipologie contrattuali, ricorrendone i requisiti formali e sostanziali.

Ogni impresa - ma anche i datori di lavoro non imprenditori - può rivolgersi alle agenzie per ricorrere al lavoro somministrato. Il contratto che lega l'impresa all'agenzia di somministrazione è denominato contratto di somministrazione e deve rivestire la forma scritta a pena di nullità.

L'impresa può ricorrere al lavoro somministrato a tempo determinato, solo per far fronte a ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore, solitamente esemplificate dalla contrattazione collettiva

L'impresa può ricorrere al lavoro somministrato a tempo indeterminato solo per le causali di ammissibilità previste dalla legge o dalla contrattazione di livello nazionale o territoriale.


Voucher o Buoni Lavoro

Certificato che può essere speso per “affittare” un lavoratore e affidargli a tempo una determinata funzione.

La formula dei voucher è una particolare modalità di prestazione lavorativa introdotta con la legge Biagi, ed è stata pensata per la gestione del lavoro occasionale di tipo accessorio.

Applicati inizialmente per le attività agricole di carattere stagionale (la prima esperienza significativa è stata la vendemmia del 2008) poi a tutte le attività agricole, anche non stagionali, i voucher si sono estesi via via a nuovi soggetti e diversi tipi di attività. All'origine di questa formula vi è la necessità di regolamentare quei rapporti di lavoro che soddisfano esigenze occasionali a carattere saltuario: far emergere attività confinate nel lavoro nero, tutelando, al contempo, i lavoratori che usualmente operano senza alcuna protezione assicurativa e previdenziale. I voucher garantiscono, infatti, oltre alla retribuzione, anche la copertura previdenziale presso l'Inps e quella assicurativa presso l'Inail.

Così regolati, i buoni lavoro assicurano vantaggi sia per il datore di lavoro che per il lavoratore. Il committente (datore di lavoro) può beneficiare di prestazioni nella completa legalità, con copertura assicurativa INAIL per eventuali incidenti sul lavoro, senza rischiare vertenze sulla natura della prestazione e senza dover stipulare alcun tipo di contratto. Il prestatore (lavoratore) può integrare le sue entrate attraverso le prestazioni occasionali, il cui compenso è esente da ogni imposizione fiscale e non incide sullo stato di disoccupato o inoccupato.

Il compenso dei buoni lavoro dà diritto all'accantonamento previdenziale presso l'Inps e alla copertura assicurativa presso l'Inail ed è totalmente cumulabile con i trattamenti pensionistici. In particolare, i prestatori possono svolgere attività di lavoro fino al guadagno di 5.000 euro per singolo committente nell’anno solare, mentre, nel caso di cassintegrati o lavoratori in mobilità, il limite è di 3.000 euro. A commissionare il lavoro possono essere famiglie, privati, aziende, imprese familiari, imprenditori agricoli e, in alcuni casi, enti senza fini di lucro ed enti pubblici.

Altre informazioni sono consultabili sul nostro articolo su Voucher e Buoni Lavoro per Studenti.

Collegato Lavoro

È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 9 novembre 2010, n. 262 la Legge 4 novembre 2010, n. 183 il famoso collegato lavoro, che impone a tutti anche ai titolari di contratti in corso d'opera di impugnare il licenziamento entro sessanta giorni. Una scadenza che, da adesso, si applicherà ai contratti di lavoro a tempo determinato, interinale, alle collaborazioni e alle altre forme di precariato, senza eccezioni. Una norma, come ha più volte sottolineato la CGIL, che colpisce soprattutto i precari che attendono un eventuale rinnovo. Le stime della CGIL parlano di una cifra compresa tra le 100mila e le 150mila persone coinvolte, in quella che è, come ha più volte sottolineato il sindacato, una norma sbagliata, ingiusta e con vizi di costituzionalità, a cui si aggiunge la gravità della retroattività.-

La CGIL ricorda, infine, che I contratti di lavoro precari, già conclusi da tempo, se si ritiene siano viziati da da irregolarità, devono quindi essere contestati per iscritto entro I sessanta giorni successivi all'entrata in vigore della legge. Questo lo si può fare anche con una lettera che interrompa I termini di legge. Successivamente si avranno 270 giorni a disposizione per andare davanti a un giudice per riaffermare il diritto.-

Il prestatore di lavoro può decidere se ricorrere all’arbitrato preventivamente e non quando insorge una controversia.

La scelta non può avvenire prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, oppure se non siano trascorsi almeno 30 giorni dalla data di stipulazione del contratto.

Il lavoratore, quindi, potrà scegliere tra arbitro e giudice in caso di lite nascente in corso di rapporto di lavoro, con esclusione del licenziamento, la cui impugnazione rimarrà di “competenza” del giudice ordinario: nella ipotesi di licenziamento invalido, lo stesso potrà essere impugnato entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione scritta.


Se vuoi avere informazioni più dettagliate e personalizzate puoi rivolgerti alla sede CGIL più vicina; troverai indirizzi e numeri di telefono sul sito www.cgil.it.
Iscriviti alla CGIL. Perché? Perché è sempre dalla tua parte per dare voce al lavoro e ai diritti.

Gianfranco Censori

80 commenti:

  1. Buongiorno Dr. Censori
    Chiedo un consiglio per la situazione pensionistica di mio marito.
    Data di nascita 25-07-1955
    Al 31-07-2011 raggiunse i 40 anni di contributi a cui vennero aggiunti ulteriori 18 mesi come "finestra"
    Al 31-01-2013 dimissionario e dal 01-02-2013 ricevette la pensione (€ 1.640 nette, lorde € 2099,00).
    Riassunto il 10-05-2013 dal vecchio datore di lavoro e tutt'ora alle sue dipendenze.
    Ci avevano detto che bisognava lavorare per ricevere il supplemento 5 anni oppure 2 anni (questo solo per una volta).
    Chiedo se la maturazione al supplemento verrà ricevuta solo al compimento di 66 anni anagrafici o quando raggiungerà 5 anni di contribuzione indipendentemente dell'eta' (mio marito li raggiungerebbe già a 63 anni e quindi dovrebbe aspettare? )
    Se smettesse invece ora di lavorare, e
    avendo tra l'altro controllato la posizione all'INPS ho visto che dal 10-5-2013 e fino al 31-03-2015
    sommando le retribuzioni percepite (100 sett.) pari a € 58.233,00
    calcolando il 33% per determinare il montante viene un importo di € 19.216,89 moltiplicandolo al 95% si ottiene 18.256,04 e dividendolo per un coefficiente 4,661% (60 anni) verrebbe un importo lordo di € 850 nette € 650,00.
    E' giusto questo calcolo secondo Lei?
    Mi dia per favore un consiglio (ho molta fiducia in Lei) su cosa conviene fare, se andare ora o aspettare 5 anni (la salute c'è ancora e pure la disponibilità del datore di lavoro).
    Grazie molte

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    1. Ciao Angela!
      L'informazione che vi è stata data è corretta, nel senso che per richiedere il supplemento di pensione sono necessari 5 anni di lavoro successivi al pensionamento, a prescindere quindi dall'età anagrafica, o solo 2 anni ma per una sola volta.-
      Nel tuo caso quindi se Tuo marito continua a lavorare è meglio che aspetta i 5 anni, ed eventualmente se smette prima potrà presentare subito dopo la domanda di supplemento.-
      La Tua simulazione di calcolo è corretta, ovviamente la cifra che hai ricavato è annuale e quindi per ottenere quella mensile devi dividerla per 13.-

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  2. Salve Gianfranco,
    la mia famiglia è composta da me (disoccupata), mio marito (invalido al 100% con accompagnamento) e da mia figlia ventunenne disoccupata.
    Il fidanzato di mia figlia mi ha proposto, dovendo essere assunto nell'azienda familiare di suo padre, di poter cambiare la residenza da noi in modo da poter usufruire dell'esonero per tre anni dal pagamento dei contributi previdenziali.
    Sono un pò titubante in merito. Le chiedo: cosa comporterebbe per me questa eventuale scelta? Rientrerebbe nel mio stato di famiglia? Perderei le esenzioni per ticket e quant'altro?
    Grazie mille e saluti

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    1. Ciao Valeria!
      SI!
      Se il fidanzato di Tua figlia sposta la residenza da voi, entra a far parte del vostro nucleo familiare a tutti gli effetti di legge, con tutto quello che ne consegue.-
      Purtroppo in questi casi ci sono dei pro e dei contro, quindi dovete valutare bene i costi e i benefici.-

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  3. Buongiorno sig Gianfranco!Ho trovato un lavoro che dovrei iniziare per i primi di agosto.parlando del pagamento mi hanno riferito che saremmo pagate 5.80 al ora compressi dentro 13, 14,ferie e tfr..(40 ore settimanali) adesso volevo chiedere e giusto ? sembra pochissimo...

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    1. buongiorno! ancora non ho letto il contratto iniziamo in agosto..pero a voce mi hanno detto che si tratta di un contratto ccnl junior..il lavoro sara di confezionamento a mano e sulla linea di prodotti cosmetici .appena avro il contratto potrei dirle esatto quello che c e scritto..

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    2. Ciao Daniela!
      Non mi risultano contratti che prevedano una retribuzione di 5,80 euro all'ora compresi 13/ma, 14/ma e TFR, quindi aspetta di ricevere il contratto e ti sarò più preciso.-

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    3. ok..grazie mille! a presto

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    4. Ciao Daniela!
      Prego!
      Alla prossima!!!

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    5. buonasera!finalmente oggi ho avuto il contratto in mano..allora e scritto cosi ....LETTERA DI ASSUNZIONE A TEMPO DETERMINATO ACAUSALE fino a 31 dicembre 2015.le parti stabiliscono di erogare mensilmente sia i ratei di mensilita aggiuntive sia i ratei di ferie,rol,e ex festivita e Tfr....poi confezionamento prodotti,che comporta L Iinquadramento al livello 6 J del vigente c.c.n.l.LOGISTICA. allora loro hanno detto che la paga netta sara di 5.80 compresso tutto (tfr,ferie,permessi,13,14,rol)e possibile ?allora se tutto compresso la nosrtra paga oraria quale sarebbe 4 euro all ora?oppure non ho capito io bene e si riferiva che saranno tutti compressi nella busta paga..ma non nella paga oraria?grazie mille

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    6. Ciao Daniela!
      Ovviamente nel contratto non c'è scritta la paga netta, ma solo che avete concordato che in busta paga ti verranno erogati mensilmente anche i ratei di 13/ma, 14/ma e TFR, quindi non ti resta che attendere la prima busta paga.-
      In effetti un datore di lavoro non dovrebbe mai parlare d importo netto perché ci sono diverse variabili che incidono nel passaggio dal lordo al netto.-
      Comunque la paga oraria non può essere inferiore a quella prevista dal contratto di riferimento.-
      Ovviamente l'importante è che quando andrai a firmare la busta paga l'importo che ti verrà corrisposto dovrà corrispondere all'importo netto indicato in busta paga, per eventuali successive contestazioni.-

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    7. La ringrazio! quando avro la prima busta paga capiro meglio come stanno le cose!e magari le faro sapere in caso avessi ancora dei dubbi!grazie mille ancora per il suo aiuto!

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    8. Ciao Daniela!
      OK!
      In effetti è meglio non fare supposizioni che magari potrebbero risultare errate, è meglio quindi attendere la busta paga che deve essere emessa a norma di legge, e che può quindi essere eventualmente contestata se non viene rispettato il CCNL di riferimento.-

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  4. Salve Sig.Gianfranco vorrei sottoporle questo quesito :
    sono un ragazzo con partita iva ,a volte ho proposte di lavoro con contratto a tempo determinato può dirmi se le due cose sono compatibili ?
    La ringrazio

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    1. SI!
      Le due cose sono compatibili!
      Il problema è solo di valutarne la convenienza a livello economico perché presumo che nel periodo di lavoro da dipendente dovrai comunque pagare anche i contributi e tasse da lavoratore autonomo.-

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  5. salve sto chiudendo il mio rapporto di lavoro con contratto co.co.co a tempo indeterminato e visto che per esigenze avevo una busta da aministratore con cifra molto inferiore al mio ruolo di operaio mi chiedevo se avrò diritto al tfr..oppure nulla???

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    1. dimenticavo..lavoravo per tale azienda da circa 3 anni...

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    2. Purtroppo NO!
      La "fregatura" di questi tipi di contratto è che per il lavoratore è previsto solo quello che c'è scritto nel contratto stesso, e quindi niente mensilità aggiuntive e niente TFR.-

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  6. buongiorno,
    volevo chiedere un'informazione in merito a una trasformazione di contratto a tempo indeterminato.
    Ho assunto un dipendente da mobilità ex legge n. 223/1991 e con i primi di settembre sarà trasformato a tempo indeterminato.
    Ho già l'agevolazione contributiva del 10% e trasformandolo prorogo ulteriormente di 12 mesi tale agevolazione.
    la mia domanda però è: trasformando il rapporto di lavoro posso beneficiare dell'esenzione contributiva come stabilito dalla legge di stabilità 2015??

    spero di essere stato abbastanza chiaro e la ringrazio anticipatamente.

    saluti.

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    1. Ciao Daniele!
      Purtroppo NO!
      Si possono beneficiare dell'esenzione contributiva prevista per Il contratto a tutele crescenti solo per le nuove assunzioni a partire dal 7 marzo 2015, e non è quindi il Tuo caso.-

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  7. Buongiorno Avvocato
    i miei complimenti per il suo lavoro
    le vorrei fare una domanda a cui ci tengo avere una risposta chiara da parte sua
    sono un dipendete con ccnl indeterminato partime pero' avevo prima il full time che ho dovuto trasformare in partime
    adesso sto chiedendo al mio datore di trasformarlo in full time senza successo e nel fra tempo vedo che vengono assunti altri partime
    posso avere diritto di precedenza?in caso di si potrebbe scrivermi modulo di trasformazione a full time dove posso mandare alla mia azienda
    cordiali saluti

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    1. Ti ringrazio per i complimenti!
      Purtroppo NO!
      La normativa non prevede un diritto di precedenza in caso di richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro da part-time a full-time, quindi se il datore di lavoro preferisce assumere altri lavoratori con contratto part-time non puoi farci nulla; ovviamente il discorso sarebbe diverso se assumesse altri lavoratori con contratto full-time.-

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  8. Buongiorno avvocato
    Le vorrei fare una domanda e non so se lei esperto in materia cmq spero di si
    ho preso in affitto un appartamento con regolare contratto il proprietario e' all'estero
    ho mandato a lui delle mail per i lavori che dovevano essere fatte tipo cambiare i sanitari,pitturare la casa piu altri lavori lui mi ha dato il consenso di fare i lavori e scalare dall'affitto il costo di tutti lavori(tutto e' scritto nelle mail)
    adesso mi manda una mail dicendo che i lavori fatti non dovevano essere a carico suo ma mio
    io sono entrato in appartamento con muri da pitturare e sanitari da cambiare perche' uno anche spandeva e lui sapeva di questi problematiche
    lei cosa ne pensa?
    grazie

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    1. Per quanto riguarda i lavori effettuati in casa, un conto è cambiare i sanitari che è una spesa a carico del proprietario, altro conto è pitturare la casa che invece è carico dell'inquilino; comunque se nelle mail è chiaramente precisato che il proprietario era disposto ad accollarsi tutte le spese, ora a lavori effettuati non può più rimangiarsi l'impegno, quindi puoi scalare dall'affitto il costo di tutti i lavori effettuati.-

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  9. grazie per la cordiale risposta
    e per fortuna che ho conservato le mail

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  10. Gent.le Dott. Censori
    Sono impiegato in un albergo 4 stelle, inquadrato al 4 livello. Sono stato assunto nel 2003 e a turno con i miei colleghi, vengo alternato tra turni di mattina, pomeriggio e notte. Abbiamo sempre gestito i turni, facendo in modo di avere tutti un fine settimana libero. Di punto in bianco la proprieta', gha deciso che fosse solo un collega a beneficiare dei fine settimana, a discapito degli altri colleghi, me compreso. L' unico fine settimana del mese, era il momento tanto aspirato da poter dedicare alla famiglia avendo anche un bimbo piccolo. Come si fa a conciliare in questo modo, la vita professionale con le esigenze familiari.
    Le chiedo, a questo punto, se questa decisione "ingiusta" sotto il profilo umano e' avallata in termini di legge dal contratto cui appartengo e se posso e in che modo posso recriminare un avanzamento di livello, tenendo conto che da quando sono stato assunto svolgo in media 6-7 notti al mese.
    La ringrazio e saluto cordialmente.

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    1. Ciao Attilio!
      Se il contratto prevede dei turni, il datore di lavoro per legge non può modificarli senza il consenso dei lavoratori, quindi puoi richiedere o il ripristino dei turni precedenti o un aumento della retribuzione per il disagio maggiore, ma non un avanzamento di livello che è legato solo alle mansioni svolte.-

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  11. Volevo ringraziarla per la risposta, provero' a fare una richiesta verbale, altrimenti mi rivolgero' nelle sedi opportune. Per quanto riguarda la questione dell'avanzamento di livello, non era inerente la turnazione bensi, al fatto che ho sempre svolto in media 7-8 notti al mese piu' turni di poneriggio e mattina, svolgendo compiti di segretario ricevimento e cassa.
    Cordiali saluti
    Attilio

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    1. Ciao Attilio!
      Ai fini dell'avanzamenti di livello non conta il numero dei turni di notte mentre contano i compiti di segretario ricevimento e cassa.-

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  12. Gentile avvocato, sono amministratore unico di una società posso essere assunto come cococo? Col jobs act o letto che sono vietati . Come potrei essere inquadrato?
    Grazie . Marco

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    1. Ciao Marco!
      E' possibile solo un rapporto di lavoro dipendente, se ce ne sono i requisiti di legge.-
      In questi casi, anche a prescindere dalle deleghe, bisogna guardare alla sostanza del rapporto, appurando in particolare, affinché la prestazione di lavoro sia considerata come effettuata in regime di subordinazione, l’esistenza di due condizioni essenziali:
      - che le attività (mansioni) svolte in forza del contratto di lavoro siano diverse da quelle (funzioni) che sono attribuite allo stesso soggetto in quanto amministratore.
      - che l’amministratore si trovi in posizione subordinata nei confronti della società.-

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  13. Buongiorno Gentilissimo innanzitutto le faccio i complimenti per il servizio che da poi la disturbo per avere un suo parere. Io e una mia amica dovremmo essere assunte come dipendenti a tempo indeterminato in un'agenzia di assicurazione. L'agenzia voleva usufruire per noi degli sgravi triennali. Io sino a tre mesi fa avevo una partita Iva e la mia amica era titolare sino a due mesi fa di una ditta individuale ora entrambi chiuse. Per aver diritto alle agevolazioni non bisogna aver avuto un rapporto di lavoro a tempo indeterminato nei 6 mesi precedenti l'assunzione se ho capito bene per cui noi dovremmo rientrarci. Le chiedo questo perché il consulente del lavoro dell'agenzia non è sicuro che noi potremmo rientrare e continua a rimandare la cosa. Chiedo se gentilmente mi da il suo parere in merito grazie

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    1. Ti ringrazio per i complimenti!
      Per ottenere l'azzeramento dei contributi, è importante verificare che il lavoratore non abbia avuto un contratto di lavoro a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti l'assunzione. Rientrano in questo caso (e quindi precludono il bonus) anche i rapporti in apprendistato, il lavoro in somministrazione a tempo indeterminato, il lavoro domestico a tempo indeterminato. Da ottobre a dicembre 2014, poi, la persona da assumere non deve aver avuto rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il datore che richiede l'incentivo o con società da questi controllate o a lui collegate.

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    2. Allora se è così possiamo essere tranquillamente assunte se ho capito bene grazie

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    3. SI!
      Potete essere tranquillamente assunte!!!

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  14. Buongiorno mi scusi non so se è questa la pagina dove farle questa domanda ci provo. A novembre verrò assunto a tempo indeterminato con le agevolazioni per la ditta in quanto ero in possesso da anni di una partita Iva che sto chiudendo. In accordo con la ditta abbiamo deciso che alle volte mi dovrò recare presso dei clienti e utilizzerò la mia macchina personale e lui mi rimborserà a parte la spese della benzina/autostrada. Immagino che non dovrebbe essere così ed è questo che volevo chiederle se dovessimo fare le cose a norma quello che mi rimborsa passerebbe in busta paga ma solo per pagare io i contributi previdenziali/fiscali?
    Grazie per la risposta

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    1. Rimborso analitico
      L’applicazione di tale sistema prevede l’esposizione dettagliata ed analitica di tutte le spese sostenute dal dipendente/collaboratore nello svolgimento della propria prestazione lavorativa, nel luogo in cui è stato inviato in trasferta: l’azienda provvede al totale rimborso delle spese sostenute sulla base della nota spesa presentata dal dipendente, completa di tutti i documenti giustificativi.
      La normativa citata stabilisce infatti che “in caso di rimborso analitico delle spese per trasferte o missioni fuori del territorio comunale, non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all’alloggio, al viaggio e al trasporto”, compresa l’indennità chilometrica.
      Ai fini fiscali, per la prova delle spese sostenute, il dipendente deve presentare al datore di lavoro i documenti previsti dall’art. 3 del D.P.R. n. 696 del 1996, ovvero:
      La nota spese (riepilogo di tutte le spese sostenute), accompagnata da ricevute, scontrini fiscali e biglietti di trasporto;
      Le fatture;
      Gli scontrini fiscali, a patto che contengano però la specificazione degli elementi attinenti la natura, la qualità e la quantità dell’operazione e l’indicazione del numero di codice fiscale dell’acquirente;
      Le ricevuta fiscali con i dati identificativi del cliente;
      La documentazione relativa al costo per la carta di credito professionale.
      Altre-spese
      Relativamente ad altre spese, diverse da quelle sostenute per vitto, alloggio, viaggio ed trasporto, la normativa fiscale stabilisce che non concorrono a formare il reddito del dipendente anche “i rimborsi di altre spese, anche non documentabili, eventualmente sostenute dal dipendente, sempre in occasione di dette trasferte o missioni, fino all’importo massimo giornaliero di euro 15,49, elevate ad euro 25,82 per le trasferte all’estero”. Si pensi ad esempio a spese telefoniche, spese di parcheggio, mance.-

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  15. Buongiorno
    la disturbo per questo motivo: ho un contratto di associazione in partecipazione a tempo indeterminato con apporto di lavoro con un centro estetico, stavo leggendo su una rivista che con l'entrata in vigore del Jobs Act questo tipo di rapporto è cessato e che per i contratti in essere varrà la vecchia disciplina sino alla loro scadenza. La mia domanda è visto che ho un contratto a tempo indeterminato per me non ci sono problemi? Grazie per la risposta

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    1. SI!
      L’art. 50 della legge delega prevede la completa abrogazione dell’associazione in partecipazione con riferimento al solo apporto di lavoro, rimane invece l’associazione in partecipazione fra imprese ma solo per apporto di capitale (nuovo art. 2549 c.c.). I contratti di associazione in partecipazione già in corso di svolgimento, nei quali l’apporto dell’associato consiste anche in una prestazione di lavoro, sono fatti salvi fino alla loro cessazione.-
      Nel tuo caso quindi al momento la normativa rimane invariata.-

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  16. Gentilissimo Avvocato volevo chiederle una cosa. Ogni anno una società di catering mi fa un contratto di prestazione occasionale e durante l'anno lavoro meno di 30 giorni e non supero i 5000 Euro. Volevo sapere con tutti i cambiamenti che ci sono stati con il Job Act se questo tipo di lavoro esiste ancora. Cordiali saluti

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    1. SI!
      I contratti di prestazioni occasionali sono ancora possibili anche con il Job Act.-

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  17. Buongiorno chiedo la consulenza. Ho uno studio professionale e non ho mai avuto dipendenti, la stessa cosa l'ingegnere che è in studio con me. Non è uno studio associato siamo due soggetti con ognuno la sua posizione ma con la sede allo stesso indirizzo. Ora vorremmo assumere ambedue con un contratto part time mio figlio usufruendo degli sgravi triennali. Secondo il suo parere è una cosa fattibile? Non vorrei ci fossero impedimenti per me sul fatto che è mio figlio e che entrambi siamo nello stesso ufficio. Attendo una sua gentile risposta grazie e cordiali saluti

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    1. Se viene stipulato un regolare contratto di lavoro dipendente non ci sono problemi, ne sul fatto che si tratti di tuo figlio, ne sull'indirizzo del luogo di lavoro.-

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  18. Buonasera gent.mo Dott. Censori, avrei una domanda per lei: nel mese di gennaio 2015 mi sono dimessa da un contratto part time a tempo indeterminato perché ho aperto la partita iva, ma purtroppo complice la crisi, l'attività non è andata per nulla bene, ragion per cui mi vedrò costretta a chiudere l'attività e la partita iva entro il 30/11/2015. La mia domanda è: siccome il mio ex datore di lavoro, con il quale sono rimasta in ottimi rapporti, sarebbe disposto a riassumermi, se lo facesse a dicembre 2015, potrebbe usufruire dello sgravio triennale dei contributi inps (jobs act decreto renzi)? Credo si possa fare (visto che negli ultimi 6 mesi non ho avuto nessun contratto di lavoro a tempo indeterminato e tale sgravio dovrebbe operare almeno entro il 31/12/2015), ma vorrei avere il suo autorevole parere in merito.
    Moltissime grazie per la risposta che mi vorrà dare e complimenti per questo blog davvero fatto bene.
    Saluti Carmela

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    1. Ciao Carmela!
      Ti ringrazio per i complimenti!
      SI! Confermo!
      La normativa infatti prevede come requisito:
      Il lavoratore, nel sei mesi precedenti l’assunzione, non deve risultare occupato, presso qualsiasi datore di lavoro, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

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    2. Dottore la ringrazio innanzitutto per la sua risposta, ma leggendo i suoi autorevoli pareri nei quesiti precedenti, ho letto che chi ha avuto un contratto a tempo indeterminato da ottobre a dicembre 2014 con una azienda, la stessa azienda non puo' usufruire degli sgravi triennali in caso di futura riassunzione dello stesso dipendente..... Io che mi sono dimessa il 31/01/2015, quindi rientro in questa casistica e non posso essere riassunta né adesso né mai usufruendo di tali sgravi???
      Grazie mille per la disponibilità, e spero di aver capito male....
      Saluti Carmela

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    3. Ciao Carmela!
      La norma esclude dalla possibilità di usufruire degli sgravi contributivi agricoltori, apprendisti e lavoratori domestici. Come unico vincolo, l’esonero non è applicabile in caso di nuova assunzione di chi nei 6 mesi precedenti aveva già goduto di un contratto a tempo indeterminato. Non sono previsti altri vincoli alla concessione degli sgravi; pertanto, l’impresa può usufruirne quando sostituisce un contratto a termine con uno a tempo indeterminato senza aumentare il numero di dipendenti. Inoltre, non è prevista alcuna condizionalità: se al termine (o durante) il periodo di sgravio il lavoratore fosse licenziato, l’impresa non dovrebbe restituire alcunché. Infine, l’entità dello sgravio è indipendente dalla dimensione dell’impresa, quindi ne beneficiano, e nella stessa misura, anche le imprese con non più di 15 dipendenti, che però pagheranno indennizzi molto più bassi in caso di licenziamenti senza giusta causa.-

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  19. Buongiorno Dottore, innanzitutto complimenti per il servizio che fornisce. Volevo chiederle una cosa. Sono stata assunta in un bar con un contratto part time di 10 ore settimanali. Ora mi è stata data una lettera che devo riconsegnare entro la settimana in cui c'è scritto che a partire dall'1/10 il mio orario di lavoro cambia con "una media di ore 27.5 settimanali" distribuite ogni due settimane così: la 1 settimana dal lun al ven 10/17 = ore 35 settimanali e la 2 settimana dalle 7/11 = ore 20 settimanali. A me la cosa andrebbe anche bene perché guadagnerei di più ma quello che non mi torna tanto è che è stata indicata una media delle ore totali poi la busta paga mi viene calcolata così su ore 27.5? Una volta avevo sentito parlare della flessibilità c'entra qualcosa? Mi devono pagare altro? Grazie del suo gentile aiuto

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    1. Ti ringrazio per i complimenti!
      In effetti va bene così!
      Infatti l'importante è che la media dell'orario mensile di lavoro corrisponda a quello che risulta in busta paga.-

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  20. Buongiorno Dott. Censori, Le chiedo gentilmente una consulenza.
    Ho un contratto a progetto iniziato il 01/05/2014, con scadenza il 30/04/2016. Cosa succederà al 31/12/2015? Verrò direttamente assunta a tempo indeterminato o sarò lasciata a casa? (il lavoro che svolgo si potrebbe considerare un lavoro subordinato da tutti punti di vista). Valeria
    Grazie mille

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    1. La normativa prevede che le collaborazioni attivate prima del momento in cui il provvedimento entrerà in vigore, resteranno comunque valide fino alla scadenza, quindi nel tuo caso il contratto a progetto rimarrà in vigore fino al 30/04/2016.-

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  21. Buonasera Dottore, le volevo chiedere questo: da quasi 5 anni sono titolare di partita iva (regime dei minimi) attività di geometra, con un fatturato che non supera mai i 10.000 euro annui; ho un'azienda che mi vorrebbe assumere (tutt'altro tipo di attività) a tempo indeterminato part-time. Può questa azienda usufruire degli sgravi triennali (jobs act) per la mia assunzione???? Grazie mille per la sua risposta.
    Saluti Giorgio

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    1. Ciao Giorgio!
      SI!
      Se vieni assunto con contratto a tempo indeterminato l'azienda potrà usufruire degli sgravi triennali, che ovviamente con un contratto part-time saranno ridotti.-

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  22. buonasera sig Gianfranco!Le voglio spiegare un po la mia situazione.sono stata assunta insieme ad altre 5 ragazze il 3 agosto da una cooperativa nuova in senso appena registrata (giugno) premetto che ad aprille abbiamo fatto il colloquio e sapevamo che partira questo lavoro nuovo dove dovevamo fare confezionamento prodotti cosmetici e fino a qui tutto bene..il nostro contratto e :lettera di assunzione a tempo determinato acausale l inquadramento al livello 6J del vigente CCNL Logistica fino a 31 dicembre 2015 a tempo pieno 40 ore settimanali. adesso inizia il problema ..abbiamo iniziato il 3 agosto abbiamo lavorato per un po di giorni 8 ore dopodiche sempre 4 ore ,5 ore poi pause di 5-6-7 giorni di stare a casa...senza essere pagate ovviamente..adesso siamo il 1 ottobre ed ancora non abbiamo ricevuto lo stipendio per agosto, e in piu ci hanno lasciato a casa da una settimana per motivo che non hanno autista per portarci il lavoro...il pagamento non si puo fare che la ragazza che si occupa e in malattia e sempre queste scuse e motivi..adesso dicono che dal 5 ottobre puo darsi che ci fermeremmo fino a dicembre perche non so che problemi hanno.le mie domande sono:
    --visto che abbiamo un contratto di 40 ore settimanali ma piu di 25 non abbiamo mai fatto possiamo chiedere tramite cgil che ci vengano pagate?oppure come dobbiamo proccedere?
    -- visto che abbiamo un contratto fino a 31 dicembre e loro vogliono fermarlo cosa possiamo fare ?abbiamo qualche diritto?
    La ringrazio tanto..spero di essermi espressa in modo che lei possa capire e darmi un consiglio per la mia situazione.

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    1. Ciao Daniela!
      - SI! Con contratto di 40 ore settimanali avete diritto ad essere retribuite per 40 ore in quanto doveva esservi garantito il lavoro per 40 ore.-
      - SI! Il lavoro e la relativa retribuzione devono esservi garantite fino a dicembre, quindi se la cooperativa non rispetta il contratto dovete rivolgervi al sindacato per la tutela dei vostri diritti.-

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    2. grazie mille per le risposte!

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    3. Ciao Daniela!
      Prego!
      Alla prossima!!!

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  23. Buonasera Avvocato vorrei chiedere un suo parere in merito ad un'associazione in partecipazione a tempo indeterminato con apporto di lavoro che ho con una ditta. E' vero che con la riforma del Job Acts con il mese di dicembre cessa di essere in vigore? Ho un amico che anche lui ha un contratto di associazione in partecipazione con un'altra società a tempo determinato sino al 31/3/2016 anche per lui vale la stessa cosa? Grazie da parte di entrambi

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    1. SI!
      Coma la riforma del Job Act cessano di essere in vigore anche i contratti di associazione in partecipazione, quindi da gennaio 2015 non potranno essere stipulati nuovi contratti, e quelli in vigore saranno validi solo fino alla scadenza.-

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    2. Mi scusi ma non ho capito il mio che è a tempo indeterminato e pertanto senza una scadenza cessa a dicembre?
      Grazie

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    3. NO!
      Il Tuo contratto non cesserà a dicembre ma la normativa prevede un periodo transitorio successivo entro il quale dovrà essere trasformato in altro tipo di contratto.-

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    4. Mi scusi non mi mandi a quel paese ma per poter andare dal datore di lavoro ed essere chiari il periodo transitorio quanto dura? La ringrazio e mi scuso ancora

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    5. La novità principale riguarda il riordino delle forme contrattuali che prevede il superamento dei contratti di collaborazione a progetto dal primo gennaio 2016 e dell'associazione in partecipazione. I contratti di questo tipo verranno equiparati al lavoro subordinato nei casi in cui le attuali collaborazioni fossero "esclusivamente personali", continuative e che vedono l'organizzazione diretta del tempo e dei luoghi di lavoro. Sono escluse dalla riforma "le collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo".-

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  24. Buongiorno,
    ho 31 anni e mi è stata proposta un'assunzione tramite contratto V livello commercio. Sbaglio o tale contratto può essere somministrato entro il 29° anno di età?
    Grazie.

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    1. NO!
      Non c'è un limite d'età per i contratti di somministrazione.-

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  25. Buongiorno Avv. Censori, da Giugno 2015 sono stato assunto a tempo determinato da una cooperativa con la qualifica di operatore socio sanitario livello 5 CCNL Servizi Assistenziali Uneba; poichè fino ad oggi il contratto è stato rinnovato per più di tre volte, non dovrebbe scattare l'indeterminato? Grazie

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    1. La normativa prevede che:
      Il contratto a termine non può avere una durata superiore a trentasei mesi ed è prorogabile, con il consenso del lavoratore e nei limiti della durata massima prevista (36 mesi), fino a un massimo di cinque volte, indipendentemente dal numero dei rinnovi.-

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    2. Buongiorno Avv. Censori, quindi per i rinnovi non esiste più un limite? Prorogabile massimo cinque volte è inteso ogni volta che scadono i 36 mesi? Potrebbe spiegarmi meglio? Grazie tante

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    3. NO!
      Il termine massimo massimo è comunque di 36 mesi, a prescindere quindi dal numero dei rinnovi.-

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  26. Buongiorno,
    sono titolare di una ditta individuale, vorrei sapere se posso assumere la madre dei miei figli (non siamo sposati e abbiamo diverse residenze).
    Grazie

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    1. Per stabilire, nel concreto, se il rapporto tra datore di lavoro e familiare realizzi lo schema legislativo delineato dall'art. 2094 cod. civ., dovrà essere accertata, caso per caso, l'esistenza dei requisiti della subordinazione e della onerosità delle rispettive prestazioni, al fine di superare la presunzione, sia pure relativa, di gratuità delle prestazioni lavorative rese fra persone conviventi legate da vincolo di parentela o affinità.
      La prova in parola non potrà essere rappresentata da elementi generici, ma dovrà essere precisa e rigorosa.
      Appare utile ricordare che la presunzione di gratuità opera limitatamente all'ipotesi di convivenza tra i soggetti del rapporto di lavoro, in quanto in tal caso effettivamente le relazioni di affetti familiari, di parentela, di interessi, giustificano la presunzione di gratuità; al contrario, nelle ipotesi di soggetti non conviventi sotto lo stesso tetto, ma appartenenti a nuclei distinti ed autonomi, la presunzione di gratuità cede il passo a quella di normale onerosità del rapporto, superabile solo con precise prove in senso contrario.
      In merito al vincolo coniugale occorre precisare che, per giurisprudenza consolidata, il legame generato dalla convivenza "more uxorio", fondato sulla comunanza spirituale ed economica tra i soggetti, è equiparato al legame matrimoniale, così che può aversi lavoro gratuito non solo tra marito e moglie, ma anche tra due partner che di fatto convivono.
      La presunzione di gratuità può trovare applicazione per i rapporti instaurati nell'ambito delle imprese individuali, delle società di persone, o qualora si tratti di attività non rientranti nel concetto di impresa (ad es. studi professionali).-

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  27. Buongiorno volevo chiedere a lei come comportarmi. Mi spiego lavoro come apprendista in un bar e a metà dicembre finisco i 180 giorni di malattia pagati che ho diritto nell'anno solare. A causa di un problema fisico non potrò più svolgere la mansione di barista né altre mansioni all'interno del bar pertanto il rapporto di lavoro si dovrà concludere e qui chiedevo spiegazioni. Il mio datore di lavoro in questo caso cosa è obbligato a fare mi deve licenziare? E con quale motivazione giusta causa o cosa? La ringrazio per la risposta

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    1. Presumo che tu verrai licenziato o per superamento del periodo di comporto o perché inidoneo alla mansione.-
      L'importante è che tu non presenti le dimissioni, perché altrimenti perderesti il diritto anche all'indennità di disoccupazione, quindi l'eventuale motivazione del licenziamento sarebbe comunque ininfluente.-

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  28. Buongiorno
    Dal mio estratto conto contributivo
    all attuale posizione lavorativa risulta questa notaumero di contributi soggetto a verifica in quanto la retribuzione corrisposta non e' sufficiente per riconoscere l'intero periodo
    Cosa significa?
    Grazie

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    1. Ciao Jessica!
      Significa che l'INPS ha stabilito una retribuzione minima settimanale per la copertura contributiva pari a circa 200 euro, quindi se in mese la retribuzione è inferiore al minimo la copertura contributiva è solo parziale e viene rapportata alla retribuzione dichiarata.-
      Per esempio se in mese magari con un part-time percepisci una retribuzione di 400 euro in pratica è come se tu avessi lavorato solo per 2 settimane, (400 : 200 = 2).-

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  29. Buongiorno dott. Censori ,

    visto che sono 4 anni che lavoro per la stessa azienda vorrei capire se si stanno comportando correttamente , abbiamo iniziato con un contratto di minico co co per poi passare al contratto a progetto che non hanno piu' rinnovato a meta' 2015 , passando a co co co scaduto a fine 2015 oggi ho ricevuto una mail dall'amministrazione, con scritto che a gg ricevero' il nuovo contratto (sempre co co co ) con decorrenza dal 14 gennaio e termine fine giugno 2016 . Premetto che da inizio gennaio lavoro regolarmente anche senza contratto e mi occupo di telemarketing , per quel che ho appreso dai giornali e online i cococo incieme ai contratti a progetto non dovrebbero piu' esistere dal gennaio 2016 ,tranne per determinate categorie di cui non faccio parte...Mi sa dare per favore delle informazioni utili in merito alla mia situazione? La ringrazio per il suo prezioso aiuto.

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    1. Ciao Monica!
      La normativa prevede quanto segue:
      A far data dal 1° gennaio 2016 i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa dovranno trasformarsi in rapporti di lavoro subordinato ad eccezione per:
      a) le collaborazioni per le quali gli accordi collettivi stipulati dalle confederazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore;
      b) le collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali;
      c) le attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai partecipanti a collegi e commissioni;
      d) le prestazioni di lavoro rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal C.O.N.I. come individuati e disciplinati dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
      Per questi settori dunque resta possibile la stipula di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, che comunque non deve avere le caratteristiche del lavoro subordinato come vincoli orari e direttive del datore di lavoro.-

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  30. buonasera signor Gianfranco mi chiamo massimo e volevo chiederle se si può lavorare al sabato e domenica con i voucher o con un contratto co.co.co o co.co.pro avendo già un contratto a tempo indeterminato dal 2009 full time ;rischio di perdere il primo lavoro se vengo preso con i contratti elencati prima?grazie per l'eventuale risposta

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    1. Ciao Massimo!
      Un contratto di lavoro a tempo indeterminato full-time non prevede la possibilità di svolgere altra attività lavorativa senza il consenso del datore di lavoro, quindi se scoperto corri il rischio di essere licenziato.-

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