giovedì 11 giugno 2015

Tutela Giuridica

MISURE DI PROTEZIONE DELLA PERSONA


1) INTERDIZIONE (nomina Tutore):


Istituto attraverso il quale si dichiara l’assoluta incapacità di una persona a comprendere il significato e il valore delle scelte personali (per es. quelle terapeutiche) e degli atti giuridici (per es. comprare un immobile) da porre in essere.-

Alla dichiarazione di interdizione segue la nomina di un tutore, persona che compie tutte le scelte e gli atti giuridici in nome per conto della persona dichiarata interdetta, sostituendosi completamente alla stessa. Solo per alcuni atti il tutore ha necessità di un’ulteriore specifica autorizzazione da parte del Tribunale , previo parere del Giudice Tutelare, o solo del Giudice Tutelare:

Atti da autorizzare da parte del Tribunale:

  • La vendita di beni, eccetto i frutti ed i beni mobili soggetti a facile deterioramento.-
  • La costituzione di pegni e ipoteche.-
  • Le procedure di divisione o di promozione dei relativi giudizi
  • La stipula di compromessi e transazione o l’accettazione di concordati.-

Atti da autorizzare da parte del solo Giudice Tutelare:

  • L’acquisto di beni, ad eccezione dei beni mobili necessari per l’uso della persona interdetta, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio.-
  • La riscossione di capitali, il consenso alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, l’assunzione di obbligazioni, alvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento dell’interdetto o per l’ordinaria amministrazione del patrimonio
  • L’accettazione o la rinuncia di eredità, l’accettazione di donazioni o legati soggetti a pesi o a condizioni.-
  • I contratti di locazione di immobili oltre i nove anni.-
  • L'istaurazione di procedimenti giudiziali, salvo che si tratti delle azioni di denuncia di nuova opera o di danno temuto, delle azioni possessorie o di sfratto e di quelle utili a riscuotere i frutti (per es. canoni di locazione) o per ottenere provvedimenti conservativi.-

Può essere interdetta una persona di maggiore età che si trova in abituale infermità di mente, tale da renderlo assolutamente incapace di provvedere ai propri interessi. Può essere interdetto anche il minore anticipato, ossia il minore ultrasedicenne che, avendo contratto matrimonio, non sia più soggetto alla potestà genitoriale.-

L’istanza per richiedere l’interdizione può essere presentata dallo stesso interdicendo, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal curatore (se già inabilitato), dal pubblico ministero. Se l’interdicendo si trova sotto la responsabilità genitoriale o ha per curatore uno dei genitori, l’interdizione non può essere promossa anche su istanza del genitore o del pubblico ministero.-

L’istanza si presenta con ricorso, sottoscritto da un avvocato e depositato presso la cancelleria del Tribunale nel cui circondario la persona da interdire ha la residenza o il domicilio.-

Nel ricorso devono essere esposti i fatti sui quali la domanda è fondata e devono essere contenuti il nome, il cognome e la residenza del coniuge, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo grado e, se vi sono, del tutore o curatore della persona da interdire.-

Una volta depositato il ricorso, il Presidente del Tribunale, con decreto apposto in calce allo stesso, fissa l’udienza in cui sentire il ricorrente, la persona da interdire le persone, tra quelle indicate nel ricorso, le cui informazioni possono considerarsi utili.-

Il tribunale si pronuncia con sentenza di rigetto o accoglimento del ricorso. Contro tale sentenza è ammessa, da parte delle persone che hanno potuto attivare un procedimento, oltre che del neo nominato tutore/curatore, l’impugnazione innanzi alla Corte d’Appello entro 30 giorni dell’avvenuta notifica nei loro confronti.-


2) INABILITAZIONE (nomina Curatore):


Istituto attraverso il quale si dichiara l’incapacità di una persona a comprendere il valore ed il significato solo degli atti giuridici eccedenti l’ordinaria amministrazione (ossia quegli atti che sono ulteriori rispetto per es. alla semplice riscossione della pensione d’invalidità o di canoni di locazione per un proprio appartamento o che incidono in maniera determinante sul patrimonio, come per es. l’acquisto di un immobile). Alla dichiarazione di inabilitazione segue la nomina di un curatore che assiste la persona inabilitata nella riscossione dei capitali (e non di semplici rate mensili), nelle azioni giudiziarie e presta un previo consenso per tutti gli atti di straordinaria amministrazione che dovrebbero essere autorizzati dal giudice tutelare.

Atti da autorizzare da parte del Tribunale:

  • La vendita di beni, eccetto i frutti ed i beni mobili soggetti a facile deterioramento.-
  • La costituzione di pegni e ipoteche.-
  • Le procedure di divisione o di promozione dei relativi giudizi
  • La stipula di compromessi e transazione o l’accettazione di concordati.-

Atti da autorizzare da parte del solo Giudice Tutelare:

  • L’acquisto di beni, ad eccezione dei beni mobili necessari per l’uso della persona interdetta, per l’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio.-
  • La riscossione di capitali, il consenso alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, l’assunzione di obbligazioni, alvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento dell’interdetto o per l’ordinaria amministrazione del patrimonio
  • L’accettazione o la rinuncia di eredità, l’accettazione di donazioni o legati soggetti a pesi o a condizioni.-
  • I contratti di locazione di immobili oltre i nove anni.-
  • L’istaurazione di procedimenti giudiziali, salvo che si tratti delle azioni di denuncia di nuova opera o di danno temuto, delle azioni possessorie o di sfratto e di quelle utili a riscuotere i frutti (per es. canoni di locazione) o per ottenere provvedimenti conservativi.-

Destinatari:

  • Maggiore di età che si trova in un’abituale condizione di infermità di mente non così grave da dar luogo all’interdizione.-
  • Colui che per prodigalità o per uso abituale di bevande alcoliche o di stupefacenti espone se o la propria famiglia a gravi pregiudizi economici.-
  • La persona sordomuta o non vedente dalla nascita o dalla prima infanzia che, non avendo ricevuto un’educazione sufficiente e risulti del tutto incapace di provvedere per se stessa.-

L’istanza per richiedere l’inabilitazione può essere presentata dallo stesso inabilitando, dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore (se si sta chiedendo di passare dall’interdizione all’inabilitazione, dal pubblico ministero. Se l’inabilitando si trova sotto la responsabilità genitoriale o ha per curatore uno dei genitori, l’inabilitazione può essere promossa anche su istanza del genitore medesimo o del pubblico ministero.-

L’istanza si presenta con ricorso, sottoscritto da un avvocato e depositato presso la cancelleria del Tribunale nel cui circondario la persona da inabilitare ha la residenza o il domicilio.-

Nel ricorso devono essere esposti i fatti sui quali la domanda è fondata e devono essere contenuti il nome, il cognome e la residenza del coniuge, dei parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo grado e, se vi sono, del tutore o curatore della persona da inabilitare.-

Una volta depositato il ricorso, il Presidente del Tribunale, con decreto apposto in calce allo stesso, fissa l’udienza in cui sentire il ricorrente, la persona da inabilitare e le persone, tra quelle indicate nel ricorso, le cui informazioni possono considerarsi utili.-

Il tribunale si pronuncia con sentenza di rigetto o accoglimento del ricorso. Contro tale sentenza è ammessa, da parte delle persone che hanno potuto attivare un procedimento, oltre che del neo nominato tutore/curatore, l’impugnazione innanzi alla Corte d’Appello entro 30 giorni dell’avvenuta notifica nei loro confronti.-


3) NOMINA DI AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO:


Istituto attraverso il quale un Giudice Tutelare affianca una persona, amministratore di sostegno, a chi non sia in grado di provvedere a se stesso, in virtù di una propria condizione di disabilità.-

L’amministratore di sostegno copie tutti gli atti o le categorie di atti specificatamente individuati dal Giudice Tutelare al momento della sua nomina.-

Sono destinatari le persone con disabilità che, in virtù della loro menomazione fisica psichica, temporanea o permanente, non sono in grado, in tutto o in parte, di curare i propri interessi patrimoniali.-

L’amministrazione di sostegno rispetto all’interdizione non determina l’assoluta incapacità di compiere ogni atto di ordinaria e straordinaria amministrazione ma, al contrario, lascia impregiudicata per il beneficiario ogni facoltà circa gli atti verso i quali non sia accertata un’impossibilità, totale o parziale, da parte del Giudice Tutelare.-

Tra l’altro, a differenza dell’interdizione, in cui il tutore sostituisce la persona interdetta ed agisce secondo le indicazioni de codice civile predeterminate in via generale, nell’amministrazione di sostegno, l’amministratore deve sia attenersi agli specifici compiti individuati col decreto di nomina, sia in ogni momento tentare di cogliere i soli fervori del beneficiario e non scegliere, in totale sostituzione dello stesso.-

Diversamente dall’inabilitazione, l’amministrazione si applica anche solo per disabilità motorie ovvero neurologiche, pure temporanee.-

Il Giudice Tutelare, nel nominare l’amministratore di sostegno, determina anche gli atti per i quali lo stesso deve fornire assistenza al beneficiario o deve provvedere direttamente, in nome e per conto del beneficiario. In ogni caso, durante la gestione dell’amministrazione di sostegno si deve sempre avere la massima attenzione per la persona del beneficiario.-

In ogni caso, vi sono una serie di atti di straordinaria amministrazione che devono comunque essere autorizzati, volta per volta, in maniera specifica dal Giudice Tutelare:

  • La vendita di beni, eccettuati i frutti ed i beni mobili soggetti a facile deterioramento.-
  • La costituzione di pegni o ipoteche
  • Le procedure di divisione o di promozione dei relativi giudizi.-
  • La stipula di compromessi e transazioni o l’accettazione di concordati.-
  • L’acquisto di beni, ad eccezione dei beni mobili necessari per l’uso dell’interdetto, per L’economia domestica e per l’amministrazione del patrimonio.-
  • La riscossione di capitali, il consenso alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni, l’assunzione di obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento dell’interdetto e per l’ordinaria amministrazione del suo patrimonio.-
  • L’accettazione o la rinuncia di eredità, l’accettazione di donazioni o legati soggetti a pesi o a condizioni.-
  • I contratti di locazione di immobili oltre i nove anni.-
  • L’istaurazione di procedimenti giudiziali, salvo che si tratti delle azioni di denuncia di nuova opera o di danno temuto, delle azioni possessorie o di sfratto e di quelle utili a riscuotere i frutti (per esempio canoni di locazione) o per ottenere provvedimenti conservativi.-

L'amministratore di sostegno può essere nominato temporaneamente o permanentemente. In quest’ultimo caso, l’amministratore di sostegno non è tenuto a continuare nello svolgimento dei suoi compiti oltre 10 anni, ad eccezione dei casi in cui tale incarico sia rivestito dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dagli ascendenti e discendenti. Durante il suo ufficio, l’amministratore di sostegno deve tenere regolare contabilità della sua amministrazione e rendere conto ogni anno al Giudice Tutelare.-

Il procedimento inizia con la presentazione di un ricorso al Giudice Tutelare del Tribunale nel cui circondario è compreso il luogo di residenza o di domicilio della persona per la quale si richiede la nomina dell’amministratore. Tra l'altro, quando il comune di residenza o domicilio è compreso nella circoscrizione di una sezione distaccata del tribunale, il ricorso va presentato presso la sezione distaccata. Tale ricorso può essere presentato solo dai soggetti legislativamente previsti nel codice civile, così come riformato dalla legge n. 6/2004.-

I soggetti legittimati sono il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado, il pubblico ministero, o (eventualmente esista già un’interdizione o un’inabilitazione per il beneficiario) il tutore o il curatore.


Se vuoi avere informazioni più dettagliate e personalizzate puoi rivolgerti alla sede CGIL più vicina; troverai indirizzi e numeri di telefono sul sito www.cgil.it.
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20 commenti:

  1. Scusi Gianfranco, sempre io SARA. Volevo solo preciso (se utile come informazione) che il materiale che ho da lui acquistato non è altro che il materiale che io stessa gli avevo fornito negli anni precedenti ma da lui mai venduto e siccome ne avevo bisogno per un altro cliente lui mi ha rivenduto il mio stesso materiale allo stesso prezzo.)così abbassavamo contemporaneamente il suo debito.

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    1. Ciao Sara!
      Nel sistema della legge fallimentare è inserita una norma (art. 56) che consente ai creditori del soggetto fallito di compensare i loro crediti con i debiti verso il fallito stesso.
      L’articolo 56 in particolare così dispone:
      “I creditori hanno diritto di compensare coi loro debiti verso il fallito i crediti che essi vantano verso lo stesso, ancorché non scaduti prima della dichiarazione di fallimento.
      Per i crediti non scaduti la compensazione tuttavia non ha luogo se il creditore ha acquistato il credito per atto tra i vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell’anno anteriore.”

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  2. Buongiorno Gianfranco, innanzitutto GRAZIE per il suo gentile riscontro. Sapevo dell'esistenza di questo articolo, ma sinceramente non capisco se rientriamo nel caso visto che noi NON abbiamo fatto domanda di ammissione al passivo e la data ultima era il 4-4-16. Non capisco neanche cosa significa "ancorchè non scaduti prima del fallimento". Come le ho scritto io ho emesso al cliente 3 fatture con riba scadute e andate insolute ed il cliente (ora fallito) aveva emesso una fattura con rimessa diretta (n.b. il tutto nell'anno 2015 - fallimento dichiarato 2-2-2016). Secondo lei possono venire a richiedermi la fattura del cliente ? grazie ancora SARA

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    1. Ciao Sara!
      Tu puoi dimostrare con idonea documentazione che il credito è superiore al debito, anche se non hai presentato la domanda di ammissione al passivo, quindi se ti verrà richiesto il pagamento della fattura del cliente potrai semplicemente rispondere che è stata compensata con le tue 3 fatture.-

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    2. PERFETTO GRAZIE MILLE, dovrebbero clonarla per la sua efficienza e PREZIOSA COLLABORAZIONE che dà sempre a tutti noi. Grazie e buona giornata SARA

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    3. Ciao Sara!
      Prego!
      Alla prossima!!!

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  3. Buongiorno, vorrei avere un parere.Io e mio marito siamo separati in casa.Lui è artigiano e ha una ditta di impianti idraulici, io sono casalinga.I miei genitori, sapendo di questa situazione ogni mese mi regalano500 euro e mi hanno aperto un libretto postale intestato esclusivamente a me, dove ogni mese versano appunto questa somma.Il commercialista di mio marito, saputo di questa cosa, ci ha detto di chiuderlo , in quanto potrei danneggiare mio marito, se avesse un controllo fiscale in quanto potrebbero ipotizzare che le somme siano le sue,guadagnate "in nero ".Premetto che siamo anche in separazione dei beni e i miei prelevano la somma tutti i mesi dal loro libretto postale e la versano direttamente sul mio. È vero ciò che afferma il commercialista? io ho bisogno di quei soldi e non posso metterli sotto il materasso,e non voglio nemmeno far precipitare ulteriormente i rapporti con mio marito,già ampiamente compromessi.Grazie PATRIZIA

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    1. Ciao Patrizia!
      In effetti la vostra è una situazione chiamiamola "anomala", nel senso che la normativa non prevede che due coniugi possano essere separati in casa, e questo significa che fino a quando non c'è una sentenza di separazione per legge si è ancora sposati, con tutto quello che ne consegue.-
      E' possibile che tuo marito possa avere dei controlli fiscali e che questi controlli possano coinvolgere anche te, quindi tu in tal caso dovresti dimostrare la provenienza del denaro.-
      Il mio consiglio quindi è che i tuoi genitori versino i soldi su un tuo libretto o su un tuo conto corrente postale, tramite bonifico postale o bancario, nel quale risulterà quindi la provenienza del denaro.-

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  4. Grazie gentilissimo a presto,Patrizia

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  5. Buongiorno Dott. Gianfranco, gradirei avere una informazione, sono il nipote di uno zio ultra ottantenne sposato (SOLO IN CHIESA dal 2008) che possiede con questa "Signora" una casa in conproprieta' al 50% dove convivevano e, da quel che possiamo sapere… anche due appartamenti con proprieta' al 100%, ora, questo zio, da quando si e' affiancato alla "signora" non si e' fatto piu' sentire, prima abitava vicino a noi, due settimane fa, pero', l'ospedale del comune dove risiede ci ha contattato, dicendo, che ha un paio di mesi di vita e che dovendo essere dimesso, deve essere trasferito in una casa di riposo o altro perche', la "Signora" non lo vuole a casa con se' (nella casa di proprieta cmq al 50%) nemmeno con una badante in quanto sostiene di essere malata, sembra.... perche' stiamo vagano nel buio.... che i soldi della casa di riposo dobbiamo anticiparli noi nipoti.... (lo zio non riesce piu’ a ragionare bene con una certa costanza data la malattia, ha momenti lucidi e momenti di assenza)abbiamo pensato di nominare un amministratore di sostegno per poter, almeno anche parzialmente, non mettere tanti denari noi, visto che con mutui vari e tutti i pagamenti, che ogni famiglia ha, NON NE ABBIAMO, ed ecco la domanda.... la situazione e' questa... lo zio ha ancora in vita un fratello ultranovantenne che ha tre figli, io, sono uno du altri 6 nipoti che ha, figli di due sorele che purtroppo sono venute a mancare, secondo i figli dello zio in vita, lui non puo' prendersi cura ed eventualmente intervenire con le spese, dello zio malato (lo zio in vita non e' indigente ma chiaramente molto anziano), e' vero che lui non deve risponere per primo delle esigenze dello zio malato perche’ essendo novantenne verrebbe eslcusso in quanto cio’ (che giustamente ha risparmiato) essendo anziano con molta probabilita’ serve a lui per sostenersi? Chi dichiara che non e’ in grado il giudice oppure si deve presentare qualche domanda? o deve sottoscrivere qualche rinuncia? se rinuncia al sostentamento (qualora sia obbligatorio)per primo poi, ha diritto a tutta l'eredita' cmq? e noi, figli delle sorelle mancate abbiamo gli stessi doveri dei figli dello zio in vita? visto che, cmq non avremmo (nel caso ci sia) lo stesso diritto sull'eredita'? infine, i figli dello zio in vita ci hanno chiesto di firmare la non opposizione alla nomina dell'amministratore di sostegno (che sara' uno di loro), ma possiamo astenerci? andiamo incontro a qualche problema?, dobbiamo veramente pagare la spese di sostentamento (molto gravose per noi)senza poi riuscire (noi figli delle sorelle decedute) a recuperare nulla? e, per firmare la non opposizione possiamo chiedere di leggere il ricorso? Visto che nel ricorso che da quel che sappiamo e’ gia’ stato presentato dove, sempre da quel che sappiamo i nostri nomi (cugini non ancora firmatari) sono stati apposti come sostegnoscusi moltissimo per la questione confusa e le molte domande, pero' moralmente noi siamo gia' molto impegnati, andiamo a trovarlo quasi tutti i giorni e cerchiamo di sostenerlo moralmente, andiamo anche con i cugini(quelli dello zio in vita) e li sosteniamo se vogliono fare qualcosa per il buon vivere dello zio ma, abbiamo sempre piu' l'impressione che loro ci stiano nascondendo qualcosa e ci vogliano coinvolgere in qualcosa che non ci spetta, potremmo anche farlo.... ma almeno vogliamo essere informati, grazie per la sua risposta Dott. Gianfranco

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    1. - L'art. 433 del codice civile obbliga i parenti più prossimi a prestare gli alimenti nel caso in cui il beneficiario-parente ne abbia bisogno. Gli alimenti sono, in generale, le prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trovi in stato di bisogno economico, anche se per propria colpa e tal istituto di fonda semplicemente sugli obblighi di solidarietà familiare.
      Secondo la norma civile, sono tenuti all'obbligazione alimentare, nell'ordine i seguenti soggetti:
      il coniuge; i figli; i genitori; gli adottanti; i generi e le nuore; i suoceri; i fratelli e le sorelle germani; i fratelli e le sorelle unilaterali.
      Attenzione, tale obbligo sorge in capo del soggetto che si trova nel grado più vicino, secondo l'ordine sopra indicato. Nell'eventualità in cui vi siano più parenti dello stesso grado, l'obbligazione si divide in proporzione tra gli stessi parenti.
      Quindi, l'obbligo di mantenimento incombe pro quota a tutti i parenti più prossimi, cioè a tutti i fratelli di sua madre, a sua madre e tutti i cugini che ha detto.
      - Amministrazione di sostegno:
      Per la cura degli interessi personali e patrimoniali dei soggetti con limitata autonomia, non in grado di provvedere ai propri bisogni anche solo temporaneamente, esiste l’amministratore di sostegno, introdotto con la L.6/2004. Viene nominato dal Giudice Tutelare su ricorso.
      L’amministratore può essere scelto dallo stesso beneficiario o dal giudice tutelare che dovrà preferire, ove possibile, il coniuge, il convivente, il padre, la madre, il figlio, il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado. Diversamente potrà essere scelto un soggetto esterno alla famiglia, come, ad esempio, un avvocato.-
      Non capisco quindi la vostra intenzione di astenervi alla scelta dell'amministratore di sostegno da parte dei figli dello zio in vita, visto che del suo operato dovrà comunque renderne conto a chi di dovere.-
      Ovviamente per firmare la non opposizione avete tutto il diritto di leggere il ricorso in modo che possiate verificare se c'è una qualche anomalia.-

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  6. La ringrazio Dott. Gianfranco per le precise, esaurienti e rapide risposte.... infatti... PROVVEDERO' a firmare la non opposizione, era, che purtroppo, i cugini avevano avuto "informazioni" sul non firmare nessun tipo di documento, primo perche' noi non eravamo responsabili in quanto, l'unico responsabile secondo loro, sarebbe lo zio in vita e poi, perche' sempre secondo loro, qualsiasi firma in qualsiasi documento sarebbe "compromettente"..... se mi permette un'ultima domanda, i cugini che non si attiveranno in alcun modo per gestire la situazione dello zio, a cosa potrebbero andare incontro? a qualche denuncia da parte delle autorita'? la "moglie, solo in chiesa" dello zio potrebbe denunciarli per qualche mancanza, scusi ancora per le domande e ANCORA MILLE GRAZIE PER TUTTE LE RISPOSTE.

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    1. - I cugini che non si attiveranno in alcun modo per gestire la situazione dello zio, dovranno risponderne o all'amministratore di sostegno se nominato, o direttamente alle autorità se saranno costretti ad intervenire i servizi sociali del Comune.-
      - La "moglie solo in chiesa" dello zio, non ha alcun titolo giuridico, per richiedere qualcosa o per denunciare qualcuno, per una qualche eventuale mancanza nei confronti del suo ex convivente.-

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  7. Buon giorno!!! Per f­avore Aiutatemi p­er ­favore alla mia zi­a ­che nata in Ukrai­­na , Attualment­e ­ristretta c/o la c­asa­ di Reclusione di­ Vig­evano (Pavia) c­on po­sizione giuridi­ca di­ APELLANTE CUI­ ATTI "­ STALKING".. ­CHIEDO ­PER FAVORE V­OSTRO AIU­TO sono la ­nipote �������� ­DI POTERE an­dare a t­rovare e aiut­are la ­mia zia urgen­te a r­ecarsi c/o il c­arcer­e di Vigevano x ­moti­vi giudiziari. . ­Fid­uciosa in un vostr­o ­cellere riscontro r­i­ngrazio anticipatame­­nte porgendo rispetto­­sa assegui. In Fede ­L­iliia. 01.03.17 Vig­ev­ano (PV) via. GRAV­ELL­ONA , 240.. aiutatemi non so cosa fare��

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    1. I colloqui dei detenuti e degli internati con i familiari e le terze persone sono regolati dall’art. 18 della legge 26 luglio 1975, n. 354 e dall’art. 37 del D.P.R 30 giugno 2000, n. 230.
      Per familiari si intendono:
      il coniuge
      il convivente indipendentemente dal sesso
      i parenti e gli affini entro il quarto grado
      Per terze persone si intendono:
      persone che hanno “ragionevoli motivi” per incontrare la persona detenuta o internata
      Le autorizzazioni
      Chi vuole visitare un condannato, un internato e un imputato dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, deve essere autorizzato dal direttore dell'istituto
      Chi vuole visitare un imputato in attesa della pronuncia della sentenza di primo grado deve presentare il permesso rilasciato dall'autorità giudiziaria che procede
      Chi presenta la domanda
      Legittimato a chiedere il colloquio è sempre il detenuto.
      Nella prassi i familiari si presentano anche senza la richiesta del congiunto, che può anche rifiutare il colloquio.
      Nella richiesta di colloquio con terza persona il detenuto deve specificare i “ragionevoli motivi”.
      Infatti, l’autorizzazione da parte del direttore è discrezionale, mentre per quanto riguarda il colloquio con i familiari consiste in una mera verifica dei requisiti.
      Documenti da presentare all’ingresso
      Coniuge e familiari italiani o cittadini UE
      Documento riconoscimento in corso di validità
      Autocertificazione sull’esistenza del rapporto di parentela
      Coniuge e familiari non cittadini UE
      Documento riconoscimento in corso di validità
      Documento rilasciato dal consolato italiano nel paese di origine oppure documento tradotto in italiano da cui risulti la parentela
      Coniuge e familiari non cittadini UE residenti in Italia
      Autocertificazioni limitatamente ai fatti o qualità certificabili dall’amministrazione italiana
      Convivente italiano o cittadino UE
      Autocertificazione dello stato di convivenza o stato di famiglia (dichiarazione soggetta a controllo di veridicità e passibile di denuncia per falso in caso non veritiera)
      Convivente straniero non cittadino UE
      Documento di riconoscimento in corso di validità
      Dichiarazione della dimora italiana di convivenza ininterrotta fino all’arresto, soggetta a verifica
      Se la convivenza è avvenuta all’estero la certificazione rilasciata dal proprio consolato da cui risulti la convivenza oppure un documento tradotto che attesti la convivenza
      Terza persona
      Documento di riconoscimento in corso di validità
      Certificazione su mancanza di carichi pendenti, di sentenze penali di condanna o di essere sottoposti a misure di prevenzione (dichiarazione soggetta a controllo di veridicità e passibile di denuncia per falso)
      Controlli prima di entrare al colloquio
      verifica dei documenti
      controllo sulla persona con deposito di effetti personali indicati dall’operatore penitenziario
      Quanti colloqui
      I detenuti e gli internati possono usufruire di sei colloqui al mese.
      I detenuti per i reati di particolare gravità previsti dal I° periodo del I° comma dell’art. 4-bis o.p. (legge 26 luglio 1975, n. 354) possono usufruire fino a quattro colloqui al mese.
      Possono essere concessi un numero maggiore di colloqui
      a soggetti gravemente infermi,
      quando il colloquio si svolge con bambini con meno di dieci anni
      in altre particolari circostanze
      Quante persone contemporaneamente possono visitare un detenuto
      Il Regolamento penitenziario prevede che a ogni colloquio siano presenti al massimo tre persone, ma è possibile la deroga quando si tratta di congiunti o conviventi.
      Per quanto tempo
      I colloqui hanno durata di un’ora ciascuno. In particolari circostanze è possibile prolungare la durata del colloquio con congiunti e conviventi.

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